Forni · Palladio · Vittoria
Three figures, three visions, a single legacy: the Villa as a meeting place between commission, architecture and art in the Vicenza Renaissance.Girolamo Forni
The client · Timber merchant · Humanist · Amateur painterThe only non-noble to commission a villa from Andrea Palladio. Direct supplier of the main Palladian construction sites of Vicenza, refined collector, portrait painter and member of the Olympic Academy of Vicenza.
Girolamo Forni, known as Girolamo della Grana or dai Forni, was born in Montecchio Precalcino around 1530. Orphaned at an early age, he was helped by his uncle, Friar Giampietro dai Forni of the Conventual Franciscans. He built a fortune on his own in the timber trade, becoming a direct supplier to Andrea Palladio for the construction sites of the Basilica Palladiana, Palazzo Chiericati, the Cathedral of Vicenza, Villa Almerico Capra, and Palazzo Barbaran da Porto.
Portrait painter - the historian Marzari in 1604 remembered him as "very excellent, maxims or portraits" - art collector, real estate developer. He was a member of the Olympic Academy, where he provided timber for the Olympic Theater, and was represented as a statue in the attic of the stage in front.
On September 27, 1576, during the Great Plague of Venice, Forni organized — at his own expense — the rescue of his friend Alessandro Vittoria, having him secretly brought from Venice to the Vicenza countryside. The sculptor remained a guest at the Montecchio villa for nearly a year.
He died in Vicenza on January 27, 1610. His will expresses the will that the villa would be preserved intact for future generations.
«E perché mi atrovo haver nella villa de Montechio Precalcino una possessione con belle buone e honorate fabriche sopra… voglio che siano sottoposte a strettissimo fideicommisso e proibisco affatto ogni alienatione di quella manco in una minima parte.»
Will of Girolamo Forni, January 10, 1610 — State Archives of VicenzaGirolamo Forni Merchant from Vicenza supplier of Palladio — by Villa Forni Cerato Foundation, presentation by Rita Francesca Grandi, Biblos Edizioni, 2022
Girolamo Forni
Entrepreneur, merchant, collector, painter
A biography that gives voice to Girolamo Forni: from his years of youth to his rise as a timber merchant and supplier of the most important Palladian shipyards, up to the maturity as a collector, amateur painter and client of the villa that bears his name.
The volume reconstructs (partly through the narrative voice of Forni himself) the journey of a non-noble man capable of earning a place among the Vicentine elites of the late sixteenth century: from his beginnings in the timber trade to becoming a direct supplier for Andrea Palladio's construction sites, from the Basilica to Palazzo Chiericati, and from the Cathedral to Villa Almerico Capra. One chapter is dedicated to his friendship with Alessandro Vittoria, another to his relationship with Palladio as a client, and yet another to the creation of the villa in Montecchio, "the house of his dreams."
The biography also includes infographics on Palladio's noble clients, on his works in the center of Vicenza and on the twenty-four Venetian villas, as well as a rich documentary apparatus: the full transcript of the 1610 will, the inventory of the assets in Montecchio Precalcino and a reasoned bibliography available to scholars.
Le opere di Girolamo Forni
Ecco le venti opere oggi attribuite a Girolamo Forni: una raccolta di ritratti che attraversa musei internazionali e collezioni private. Sfoglia la galleria e seleziona un dipinto per scoprirne la storia.
20 dipinti attribuiti · seleziona un’opera per la scheda completa
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Ritratto di famiglia
Metropolitan Museum of Art, New York (non esposto)
02 / 20
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Ritratto di Isabella Thiene Valmarana
Musei civici di Vicenza — Palazzo Chiericati
03 / 20
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Ritratto di Beatrice di Sertorio Capra
Collezione privata, Vicenza
04 / 20
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Ritratto di dama
Accademia di Belle Arti Tadini, Lovere (BG)
05 / 20
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Ritratto di nobile giovinetto
Musei civici di Vicenza (non esposto)
06 / 20
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Ritratto di giovane uomo
National Gallery of Ireland, Dublino
07 / 20
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Federico di Fabrizio Loschi
Collezione privata, Vicenza
08 / 20
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Ritratto del Canonico Marcantonio Capra
Musei civici di Vicenza (non esposto)
09 / 20
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Ritratto femminile
Musée des Beaux-Arts, Chambéry (Francia)
10 / 20
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Ritratto femminile
Musei civici di Padova (non esposta)
11 / 20
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Ritratto di Lodomilla Porcia
Castello di Thiene, Collezione Porto
12 / 20
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Ritratto di Bianca Cappello
Collezione privata, Firenze
13 / 20
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Ritratto femminile
Ubicazione sconosciuta
14 / 20
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Ritratto dei bambini Munarini
IPAB, Vicenza
15 / 20
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Ritratto di due bambini
Collezione privata
16 / 20
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Ritratto di dama con fanciullo
Museo d’Arte Medioevale e Moderna, Museo Eremitani, Padova
17 / 20
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Ritratto di gentildonne della famiglia Giusti del Giardino
Collezione privata
18 / 20
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Ritratto di gentildonna veneziana
Museo Storico del Castello di Miramare, Trieste
19 / 20
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Ritratto di Cesare Franco
Collezione privata, Bologna
20 / 20
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Ritratto di uomo o autoritratto
Villa Forni Cerato, Montecchio Precalcino (VI)
Opera 01 di 20
Ritratto di famiglia
- Collocazione
- Metropolitan Museum of Art, New York (non esposto)
- Data
- —
- Dimensioni
- —
- Provenienza
- The Crosby Brown Collection of Musical Instruments, 1889
Scheda descrittiva in corso di redazione.
Opera 02 di 20
Ritratto di Isabella Thiene Valmarana
- Collocazione
- Musei civici di Vicenza — Palazzo Chiericati
- Data
- 1594
- Dimensioni
- 114,8 × 97,4 cm
- Provenienza
- Legato Umberto Rinaldi, 1938
Isabella Valmarana, figlia di Leonardo e nipote di Gianalvise, è qui ritratta in occasione delle sue nozze con Ludovico Thiene. Suggeriscono questo evento il gelsomino tra i capelli e i fiori appuntati sulla spalla, forse augurio di un’unione felice; l’abito rosa era di moda in questa tonalità per le spose dell’epoca.
Come nel ritratto della famiglia Valmarana, un simbolo racconta l’importanza dello studio della musica: la giovane donna tiene in mano una mandola, strumento a plettro antenato del mandolino. L’opera fu dipinta da Girolamo Forni, amico stretto di Leonardo, cui il Marzari (1604) riconobbe la dote di «ritrarre al naturale gli huomini, tuttoch’ egli non sia di professione nè habbi atteso giamai alla pittura».
Il dipinto è minuzioso nell’immagine esteriore: l’abito spagnoleggiante con corpetto a punta profilato da un grosso cordone dorato, il volto illuminato da una bianca gorgiera di lino, i capelli raccolti in un’alta pettinatura adorna di fiori, una grossa collana d’oro conclusa da un medaglione all’antica da cui pende una grossa perla.
Opera 03 di 20
Ritratto di Beatrice di Sertorio Capra
- Collocazione
- Collezione privata, Vicenza
- Data
- —
- Dimensioni
- —
- Provenienza
- —
Scheda descrittiva in corso di redazione.
Opera 04 di 20
Ritratto di dama
- Collocazione
- Accademia di Belle Arti Tadini, Lovere (BG)
- Data
- 1582
- Dimensioni
- 114 × 88 cm
- Provenienza
- —
«Ritratto a due terzi di figura in piedi di una matrona riccamente vestita. Opera di Paolo Veronese eseguito l’anno 1582 mentre la donna avea 44 anni, come leggesi dietro al quadro» (Luigi Tadini, 1828).
La nobildonna indossa una sopravveste di un intenso rosa, trapunta da eleganti ricami e abbinata, in luminoso contrasto, a un abito di seta color argento con passamaneria dorata che nelle maniche si avvolge a spirale. Il volto, dall’espressione compita e concentrata, è valorizzato dal candido collo della camicia a fitte lattughine. La mano destra è appoggiata al petto; al braccio porta una pelliza da mano o da spala.
I gioielli — collane di perle e d’oro, orecchini con piccoli fiocchi dello stesso rosa dell’abito, una fedina e un anello con pietra traslucida — denotano l’appartenenza a una classe sociale elevata, nella contenuta eleganza imposta forse dalle rigorose leggi suntuarie veneziane. Il vezzo di perle, riservato nella Serenissima alle mogli o alle spose promesse, denota lo status di donna maritata.
Lo sfondo scuro, sapientemente usato per valorizzare i colori vivaci delle vesti, è mosso da un tendaggio dai riflessi bruni; la posa di tre quarti permette di apprezzare la figura e l’ampiezza degli abiti. Nessun indizio svela l’identità della dama. Si deve a Giorgio Fossaluzza l’attribuzione del dipinto a Girolamo Forni.
Opera 05 di 20
Ritratto di nobile giovinetto
- Collocazione
- Musei civici di Vicenza (non esposto)
- Data
- —
- Dimensioni
- 86,5 × 68,5 cm
- Provenienza
- Legato Umberto Rinaldi, 1938
Scheda descrittiva in corso di redazione.
Opera 06 di 20
Ritratto di giovane uomo
- Collocazione
- National Gallery of Ireland, Dublino
- Data
- —
- Dimensioni
- 107 × 98 cm
- Provenienza
- —
Scheda descrittiva in corso di redazione.
Opera 07 di 20
Federico di Fabrizio Loschi
- Collocazione
- Collezione privata, Vicenza
- Data
- —
- Dimensioni
- —
- Provenienza
- —
Scheda descrittiva in corso di redazione.
Opera 08 di 20
Ritratto del Canonico Marcantonio Capra
- Collocazione
- Musei civici di Vicenza (non esposto)
- Data
- —
- Dimensioni
- 117 × 91 cm
- Provenienza
- Dono Antonio Barbaran Capra, Vicenza 1873
Appartenente a una nobile e potente famiglia, dottore in utroque iure, protonotario apostolico, Marcantonio Capra fu figura di spicco della Chiesa vicentina tra Cinque e Seicento; dal 1609 al 1618 fu Vicario Generale del vescovo Dionisio Dolfin (Mantese, 1974).
Campito di tre quarti su sfondo indistinto, il personaggio volge lo sguardo verso lo spettatore, posando la mano destra su un libro rilegato in pelle rossa e appoggiando la sinistra alla cintura. Indossa un elegante mantello nero foderato di zibellino, in vista agli orli e al bavero; la cravatta bianca dà luce al volto, indagato con precisione ma piuttosto statico e inespressivo.
L’attribuzione ad Alessandro Maganza, ripetuta negli inventari museali, suscita perplessità. Sussistono invece significative affinità con il ritratto di Isabella Thiene Valmarana — nell’impaginazione, nell’attenzione ai dettagli, nella resa del volto e delle mani inerti — che indurrebbero ad accogliere il ritratto nel catalogo di Girolamo Forni, datandolo tra l’ultimo decennio del Cinquecento e il primo del secolo successivo, fase della piena maturità dell’artista.
Opera 09 di 20
Ritratto femminile
- Collocazione
- Musée des Beaux-Arts, Chambéry (Francia)
- Data
- —
- Dimensioni
- 73,2 × 56,2 cm
- Provenienza
- Collezione H. Garriod
Iscrizione in alto a sinistra sulla tela: ORNELIA GEORGII ?IS XIVLII ETATIS. Acquisito nel 1886. Attribuzione di Federico Zeri.
Opera 10 di 20
Ritratto femminile
- Collocazione
- Musei civici di Padova (non esposta)
- Data
- —
- Dimensioni
- 111 × 97 cm
- Provenienza
- Legato Carlo Fantoni
Ora attribuito a Francesco Montemezzano. Acquisizione del 1932.
Opera 11 di 20
Ritratto di Lodomilla Porcia
- Collocazione
- Castello di Thiene, Collezione Porto
- Data
- —
- Dimensioni
- —
- Provenienza
- —
Opera attribuita a un pittore tardo manierista, probabilmente Girolamo Forni. Lodomilla sposa nel 1587 Nicolò Porto e rimane vedova nel 1591 con tre figli.
Indossa una sopravveste con maniche corte che terminano subito dopo il girospalla, leggermente aperte sulle maniche della sottoveste. Il decoro a righe orizzontali mostra gli elementi a «S» tipici dell’ultimo quarto del Cinquecento; la gorgiera, a tela batista incamiciata e inamidata a otto contrapposti, è di dimensioni notevoli, databile alla fine del secolo. I capelli sono raccolti in un’acconciatura leggermente ispirata alle «corna veneziane».
Opera 12 di 20
Ritratto di Bianca Cappello
- Collocazione
- Collezione privata, Firenze
- Data
- —
- Dimensioni
- 114 × 88 cm
- Provenienza
- —
Scheda descrittiva in corso di redazione.
Opera 13 di 20
Ritratto femminile
- Collocazione
- Ubicazione sconosciuta
- Data
- —
- Dimensioni
- 22,5 × 14 cm
- Provenienza
- —
Scheda descrittiva in corso di redazione.
Opera 14 di 20
Ritratto dei bambini Munarini
- Collocazione
- IPAB, Vicenza
- Data
- —
- Dimensioni
- 100 × 118,5 cm
- Provenienza
- Lascito Francesco Munarini
I bambini, presi a sé, non accompagnati dagli adulti: un’iconografia abbastanza insolita nella pittura vicentina. I piccoli personaggi si stagliano in piedi su un indistinto fondo grigio. Il maschietto tiene con la destra un uccello, richiamando un divertimento dei bambini dell’epoca, e indica con la sinistra la bambina; questa porge un ramo di gelsomino e impugna un bussolà. Accanto al fanciullo, un piccolo cane.
Una cura particolare è dedicata all’abbigliamento, che qualifica lo status sociale e consente di datare il dipinto ai primi del Seicento. Il bambino, dai capelli corti, indossa un giubbino stretto in vita da una cintura con fibbia d’oro e gonfie brache legate al ginocchio da un nastro rosa, calze aderenti e scarpine a punta arrotondata. L’abito severo, profilato da un cordoncino verdone, è ravvivato dal bavero rovesciato e dalle maniche bianche decorate con motivi azzurri, marrone e rosa.
La bimba porta una veste bianca — le ombre farebbero pensare al raso — con corpetto scollato e a punta e gonna arricciata, adorna di nastri rosa corallo; le maniche riprendono motivi e colori di quelle del fanciullo. I capelli raccolti sono adorni di fiori. Autentica dama in miniatura, la piccola ostenta una collana di coralli e piccole sfere dorate, braccialetti di corallo ai polsi, un anellino al mignolo della mano sinistra.
Opera 15 di 20
Ritratto di due bambini
- Collocazione
- Collezione privata
- Data
- —
- Dimensioni
- 84 × 114 cm
- Provenienza
- —
Scheda descrittiva in corso di redazione.
Opera 16 di 20
Ritratto di dama con fanciullo
- Collocazione
- Museo d’Arte Medioevale e Moderna, Museo Eremitani, Padova
- Data
- —
- Dimensioni
- 112 × 94 cm
- Provenienza
- Legato Leonardo Emo Capodilista
Scheda descrittiva in corso di redazione.
Opera 17 di 20
Ritratto di gentildonne della famiglia Giusti del Giardino
- Collocazione
- Collezione privata
- Data
- —
- Dimensioni
- 129 × 135 cm
- Provenienza
- —
Scheda descrittiva in corso di redazione.
Opera 18 di 20
Ritratto di gentildonna veneziana
- Collocazione
- Museo Storico del Castello di Miramare, Trieste
- Data
- —
- Dimensioni
- 103 × 108 cm
- Provenienza
- Villa veneta
Figura femminile. Sulla cornice è scritto in alto il nome del pittore e in basso il titolo dell’opera.
Opera 19 di 20
Ritratto di Cesare Franco
- Collocazione
- Collezione privata, Bologna
- Data
- —
- Dimensioni
- —
- Provenienza
- —
Ritratto di gentiluomo con cartiglio riferibile alla Scuola Veneta; il dipinto, a detta della restauratrice, risulta tagliato in basso e a destra.
L’analisi dell’epigramma — più volte rimaneggiato — suggerisce che la seconda riga non indicasse una dedica al Serenissimo Principe, bensì la professione dell’effigiato: Architetto Proto. Una lettera composita riferibile a una F e a una C all’inizio della scritta rende verosimile il riferimento al lapicida, decoratore plastico e architetto Cesare Franco, patavino, stretto collaboratore dello Scamozzi e socio dello scultore Girolamo Campagna, che negli anni Novanta del Cinquecento rivestì la carica di Architetto Proto presso la Procuratoria di San Marco de Ultra.
L’oggetto che l’effigiato stringe tra le dita, per via dei bordi frastagliati, rimanderebbe non a un cartiglio ma a un quadrotto di cera o a una tavoletta di biacca — l’uno impiegato nella lucidatura, l’altra componente dello stucco veneziano insieme al grassello di calce. Due piccole lettere «SR», inserite tra il nome e l’aggettivo Maximus, parrebbero alludere all’acronimo di ‘Stuccador’ o ‘Scultor’.
Opera 20 di 20
Ritratto di uomo o autoritratto
- Collocazione
- Villa Forni Cerato, Montecchio Precalcino (VI)
- Data
- —
- Dimensioni
- 190,5 × 116,5 cm
- Provenienza
- Asta di collezione da una villa in provincia di Padova
Ritratto di gentiluomo con barba e fronte alta. È accompagnato da un piccolo cane e indossa un abito di broccato. Tiene in mano il cappello nero, probabilmente in segno di rispetto per i nobili ospiti. Dietro si notano due grossi libri, forse dei mastri di lavoro.
Andrea Palladio
L’architetto · Autore di 24 ville venete · Patrimonio UNESCOIl più influente architetto della storia occidentale. Villa Forni Cerato è la sola villa del suo corpus commissionata da un proprietario certamente ricco ma non nobile — un caso unico nell’intera opera palladiana.
Nato Andrea di Pietro della Gondola nel 1508 a Vicenza, il futuro Palladio si formò nella bottega del lapicida vicentino Giovanni di Giacomo da Porlezza. L’incontro con il nobile umanista Giangiorgio Trissino — che gli diede il nome classico Palladio — gli aprì le porte dello studio dell’antico, dei viaggi a Roma e della frequentazione dei più importanti committenti vicentini.
La paternità palladiana di Villa Forni Cerato, non attestata né smentita da alcun documento, è oggi questione pressoché chiusa nella letteratura scientifica. Favorevoli all’attribuzione: Pane, Ackerman, Puppi, Burns, Battilotti e Beltramini.
La villa si inserisce nella fase di maturità del linguaggio di Palladio: la loggia a tre arcate, il rapporto proporzionale tra avancorpo e corpo principale, i camini con piedritti a voluta scanalata poggianti su zampe di leone — tutti elementi riconducibili al corpus degli anni Cinquanta-Sessanta del Cinquecento.
«Le bellezze delle fabriche nascono dalla forma e dalla corrispondenza del tutto alle parti, e delle parti tra loro.»
I Quattro Libri dell’Architettura, 1570
Notarile Giovanni Maddalena, b. 458, 25 giugno 1562, Archivio di Stato di Vicenza.
Lo schizzo del
25 giugno 1562
Un disegno a penna e inchiostro marrone, tracciato sul verso di un atto notarile, apre una delle piste più significative per la lettura palladiana di Villa Forni Cerato.
Il 25 giugno 1562 il notaio Giovanni Maddalena roga un atto su carta per Leonardo Dal Grumo. Sul verso del documento è tracciata la pianta di una villa con rustici annessi, senza alcun collegamento con il contenuto dell’atto.
Howard Burns osserva che i segni convenzionali coincidono con quelli usati da Palladio. La Fondazione VFC ha poi pubblicato uno studio sistematico: dimensioni, forometrie e assetto della casa preesistente di Forni mostrano una corrispondenza significativa; le larghezze esterne differiscono di soli 8 cm.
Leggi il quaderno dedicatoFonti nella collezione della Fondazione
- Muttoni F., Architettura di Andrea Palladio Vicentino, Venezia 1740–1748 — prima attribuzione a stampa a Palladio
- Bertotti Scamozzi O., Le fabbriche e i disegni di Andrea Palladio, Vicenza 1776–1783 — primo rilievo metrico pubblicato della Villa
- Moro M., Litografia della facciata di Villa Forni Cerato, 1847 — decori originali di Vittoria ancora in situ
- Burns H., in Palladio, Marsilio Editori, 2008 — analisi dello schizzo del 25 giugno 1562
- Villa Forni Cerato Foundation, Lo schizzo di Andrea Palladio per Villa Forni Cerato, Quaderno di ricerca, 26 marzo 2023
Alessandro Vittoria
Lo scultore · Allievo di Sansovino · “Cordialissimo amico” di ForniIl più grande scultore veneto del Cinquecento. La sua presenza a Villa Forni Cerato è attestata dal testamento di Girolamo Forni e confermata dalle opere superstiti: i due camini monumentali in situ, la testa femminile in chiave d’arco, i bassorilievi della loggia.
Alessandro Vittoria nacque a Trento nel 1525 e si formò a Venezia nella bottega di Jacopo Sansovino, con il quale collaborò sino alla rottura nel 1551. Divenne il più celebre scultore della Serenissima, noto soprattutto per i busti-ritratto e per le decorazioni plastiche degli edifici di Palladio.
Il suo soggiorno vicentino del 1576–77, ospite di Girolamo Forni nella villa di Montecchio, è documentato da Zorzi. Il testamento di Forni del 1610 lo cita come “cordialissimo Amico” e parla del “ritratto di stucco” e del busto del Cardinale Bembo come opere sue da conservare.
Il 1924 segnò una perdita irreparabile: l’allora proprietario vendette i quattro bassorilievi delle Quattro Stagioni e lo stemma con le due Fame nel timpano. La Fondazione ha avviato una campagna sistematica di localizzazione delle opere disperse.
«Ordino e Prego li miei Commissarii che faccino accomodar… la mia testa e ritratto di stucco… quale come fattura del già sig. Alessandro Vittoria mio cordialissimo Amico meritano d’essere conservate.»
Testamento di Girolamo Forni, 10 gennaio 1610Rinascita di opere pittoriche e scultoree legate alla Villa
Busto di Girolamo Forni
Nel proprio testamento del 1610 Girolamo Forni chiede espressamente ai suoi commissari di far restaurare “la mia testa e ritratto di stucco”, opera del suo “cordialissimo Amico” Alessandro Vittoria. Ad oggi l’opera non è stata ritrovata: la Fondazione ha avviato una ricerca archivistica e iconografica per tentarne la localizzazione o l’identificazione tra le collezioni pubbliche e private.
Decori facciata
La testa femminile scolpita nella chiave d’arco dell’apertura centrale della serliana è tra le poche decorazioni plastiche ancora in situ sulla facciata della Villa, ed è generalmente ricondotta all’ambito di Alessandro Vittoria per affinità stilistica con le altre opere documentate.
La Custode della Soglia: nuove prospettive iconografiche e storiografiche
A cura del Dott. Andrea ZomperoIntroduzione e spirito dell’omaggio
Villa Forni Cerato, edificata su commissione di Girolamo Forni a partire dall’indomani del 1568, costituisce un organismo architettonico di rara coerenza. La presente analisi propone una rilettura critica dell’effigie femminile posta in chiave di volta sul fornice centrale della serliana: tale elemento, tradizionalmente interpretato come decoro generico, va propriamente identificato nella figura di Medusa. Questa riflessione, nata da un’osservazione empirica condotta in occasione di una visita guidata con la Dott.ssa architetto Rita Francesca Grandi, si offre alla Fondazione non come una pretesa, ma come un omaggio sentito. È un atto di stima profonda verso l’impegno straordinario e il restauro impeccabile che la Presidenza e la Fondazione tutta hanno saputo profondere in questo capolavoro; un contributo dettato dal cuore, volto a celebrare la bellezza che, grazie al Vostro operato, continua a parlarci attraverso i secoli.
L’identificazione iconografica: la Gorgone come difesa della Domus
L’analisi morfologica del volto, confrontabile per proporzioni e struttura con la celebre Medusa Rondanini, ne conferma la natura di divinità marina. Un dettaglio rivelatore è dato dall’elemento scultoreo sottostante il mento: come nel prototipo classico, anche a Villa Forni la Gorgone presenta i tipici serpenti intrecciati che cingono il volto. Sebbene la plasticità del rilievo mostri oggi delle lacune, è scientificamente plausibile ipotizzare che tali sezioni, in origine, ospitassero le iconiche alucce e una definizione più marcata dei serpenti. La funzione dell’effigie rimane quella di “Custode della Soglia”: il suo sguardo, intenzionalmente volto verso l’antico centro abitato di Montecchio Precalcino, non costituisce una minaccia, ma un presidio vigile che consacra la villa come spazio di beatitudine e amoenitas, destinato all’accoglienza di amici e viandanti.
L’impronta di Alessandro Vittoria: dalla Capitale al Vicentino
La qualità scultorea della figura rimanda univocamente alla mano di Alessandro Vittoria, la cui impronta creativa a Villa Forni è documentata nel biennio 1576-1577. Il maestro, amico personale di Girolamo Forni, ebbe modo di metabolizzare il prototipo della Medusa Rondanini durante la sua fondamentale formazione romana (1544-1547). La trasposizione di tale modello nel Vicentino fu il frutto di una profonda sintonia intellettuale; il Vittoria — ospite a Montecchio Precalcino in un momento di grande precarietà personale — plasmò la testa femminile e i camini della dimora, traducendo il classicismo romano in una sensibilità manierista vibrante e dinamica.
La dispersione di un patrimonio decorativo
Accanto a queste opere tuttora presenti, è doveroso rammentare che l’originaria magnificenza decorativa della villa era ben più vasta. La residenza vantava quattro bassorilievi nelle Logge raffiguranti le Quattro Stagioni e lo stemma nel timpano, sorretto da due figure femminili distese: due Fame. Tali testimonianze scultoree furono purtroppo alienate all’inizio del Novecento, privando il complesso di una parte integrante del suo straordinario apparato iconografico.
Una scoperta storiografica: retrodatare la fortuna della Medusa Rondanini
L’implicazione di maggiore portata della presente tesi riguarda la cronologia della fortuna critica dell’antico. La storiografia ufficiale colloca la notorietà della Medusa Rondanini alla fine del XVIII secolo. Tuttavia, la presenza di tale prototipo a Villa Forni dimostra inconfutabilmente che esso era oggetto di studio negli ambienti artistici vicentini con almeno due secoli di anticipo rispetto alla letteratura scientifica accreditata. L’opera del Vittoria cessa così di essere una mera decorazione per divenire un documento storiografico fondamentale.
Conclusioni
La lettura iconografica qui proposta permette di ricollocare Villa Forni Cerato all’interno di un programma decorativo di altissimo livello. La “Medusa veneta” rappresenta il tassello mancante che sposta in avanti, di ben due secoli, la storia della ricezione dei modelli classici in Italia. Le presenti osservazioni, maturate in anni di riflessione stratificata, si offrono alla Fondazione quale omaggio personale per la Vostra lungimirante dedizione al restauro e alla conservazione. È il mio piccolo, appassionato tributo alla storia di questo luogo, presentato con l’augurio che possa servire da stimolo per future, auspicate indagini di carattere specialistico in seno alla Vostra prestigiosa istituzione.
Quadri Attribuiti a Forni
Girolamo Forni, oltre a essere mercante e committente, fu anche pittore ritrattista per diletto. Due opere gli sono tradizionalmente attribuite: il Ritratto di Isabella Thiene (1594), oggi al Museo Civico di Palazzo Chiericati a Vicenza, e un Ritratto di dama datato 1582, conservato presso la Galleria dell’Accademia Tadini di Lovere. Nessuna delle due opere si trova fisicamente in Villa, ma entrambe fanno parte della documentazione biografica e dell’inventario ragionato promosso dalla Fondazione.
Camino Est
Nella stanza d’angolo est del piano nobile si conserva uno dei due camini monumentali della Villa, con piedritti a voluta scanalata poggianti su zampe di leone: un linguaggio decorativo coerente con il corpus di Alessandro Vittoria e con la sua permanenza documentata in Villa nel 1576–77.
Camino Ovest
Nella stanza d’angolo ovest del piano nobile si conserva il secondo dei due camini monumentali della Villa, gemello di quello orientale per fattura e per il medesimo linguaggio decorativo coerente con il corpus di Alessandro Vittoria.
Lunetta con Nettuno
Nel 1924 l’allora proprietario vendette i quattro bassorilievi delle Quattro Stagioni e lo stemma con le due Fame e i putti del timpano. Le uniche testimonianze visive superstiti sono la litografia della facciata realizzata da Moro nel 1847, che ne documenta ancora la presenza in situ, e la relativa documentazione d’archivio. La Fondazione ha avviato una campagna di localizzazione delle opere disperse.
La Custode della Soglia: nuove prospettive iconografiche e storiografiche
A cura del Dott. Andrea ZomperoIntroduzione e spirito dell’omaggio
Villa Forni Cerato, edificata su commissione di Girolamo Forni a partire dall’indomani del 1568, costituisce un organismo architettonico di rara coerenza. La presente analisi propone una rilettura critica dell’effigie femminile posta in chiave di volta sul fornice centrale della serliana: tale elemento, tradizionalmente interpretato come decoro generico, va propriamente identificato nella figura di Medusa. Questa riflessione, nata da un’osservazione empirica condotta in occasione di una visita guidata con la Dott.ssa architetto Rita Francesca Grandi, si offre alla Fondazione non come una pretesa, ma come un omaggio sentito. È un atto di stima profonda verso l’impegno straordinario e il restauro impeccabile che la Presidenza e la Fondazione tutta hanno saputo profondere in questo capolavoro; un contributo dettato dal cuore, volto a celebrare la bellezza che, grazie al Vostro operato, continua a parlarci attraverso i secoli.
L’identificazione iconografica: la Gorgone come difesa della Domus
L’analisi morfologica del volto, confrontabile per proporzioni e struttura con la celebre Medusa Rondanini, ne conferma la natura di divinità marina. Un dettaglio rivelatore è dato dall’elemento scultoreo sottostante il mento: come nel prototipo classico, anche a Villa Forni la Gorgone presenta i tipici serpenti intrecciati che cingono il volto. Sebbene la plasticità del rilievo mostri oggi delle lacune, è scientificamente plausibile ipotizzare che tali sezioni, in origine, ospitassero le iconiche alucce e una definizione più marcata dei serpenti. La funzione dell’effigie rimane quella di “Custode della Soglia”: il suo sguardo, intenzionalmente volto verso l’antico centro abitato di Montecchio Precalcino, non costituisce una minaccia, ma un presidio vigile che consacra la villa come spazio di beatitudine e amoenitas, destinato all’accoglienza di amici e viandanti.
L’impronta di Alessandro Vittoria: dalla Capitale al Vicentino
La qualità scultorea della figura rimanda univocamente alla mano di Alessandro Vittoria, la cui impronta creativa a Villa Forni è documentata nel biennio 1576-1577. Il maestro, amico personale di Girolamo Forni, ebbe modo di metabolizzare il prototipo della Medusa Rondanini durante la sua fondamentale formazione romana (1544-1547). La trasposizione di tale modello nel Vicentino fu il frutto di una profonda sintonia intellettuale; il Vittoria — ospite a Montecchio Precalcino in un momento di grande precarietà personale — plasmò la testa femminile e i camini della dimora, traducendo il classicismo romano in una sensibilità manierista vibrante e dinamica.
La dispersione di un patrimonio decorativo
Accanto a queste opere tuttora presenti, è doveroso rammentare che l’originaria magnificenza decorativa della villa era ben più vasta. La residenza vantava quattro bassorilievi nelle Logge raffiguranti le Quattro Stagioni e lo stemma nel timpano, sorretto da due figure femminili distese: due Fame. Tali testimonianze scultoree furono purtroppo alienate all’inizio del Novecento, privando il complesso di una parte integrante del suo straordinario apparato iconografico.
Una scoperta storiografica: retrodatare la fortuna della Medusa Rondanini
L’implicazione di maggiore portata della presente tesi riguarda la cronologia della fortuna critica dell’antico. La storiografia ufficiale colloca la notorietà della Medusa Rondanini alla fine del XVIII secolo. Tuttavia, la presenza di tale prototipo a Villa Forni dimostra inconfutabilmente che esso era oggetto di studio negli ambienti artistici vicentini con almeno due secoli di anticipo rispetto alla letteratura scientifica accreditata. L’opera del Vittoria cessa così di essere una mera decorazione per divenire un documento storiografico fondamentale.
Conclusioni
La lettura iconografica qui proposta permette di ricollocare Villa Forni Cerato all’interno di un programma decorativo di altissimo livello. La “Medusa veneta” rappresenta il tassello mancante che sposta in avanti, di ben due secoli, la storia della ricezione dei modelli classici in Italia. Le presenti osservazioni, maturate in anni di riflessione stratificata, si offrono alla Fondazione quale omaggio personale per la Vostra lungimirante dedizione al restauro e alla conservazione. È il mio piccolo, appassionato tributo alla storia di questo luogo, presentato con l’augurio che possa servire da stimolo per future, auspicate indagini di carattere specialistico in seno alla Vostra prestigiosa istituzione.
Reasoned bibliography
Chronological collection of sources and documentary notes dedicated to Girolamo Forni, client of Villa Forni Cerato.
