Forni · Palladio · Vittoria
Tre figure, tre visioni, un’unica eredità: la Villa come luogo d’incontro tra committenza, architettura e arte nel Rinascimento vicentino.Girolamo Forni
Il committente · Mercante di legname · Umanista · Pittore dilettanteL’unico non nobile a commissionare una villa ad Andrea Palladio. Fornitore diretto dei principali cantieri palladiani vicentini, raffinato collezionista, pittore ritrattista e membro dell’Accademia Olimpica di Vicenza.
Girolamo Forni, detto Girolamo della Grana o dai Forni, nacque a Montecchio Precalcino intorno al 1530. Rimasto orfano in tenera età, fu aiutato dallo zio fra Giampietro dai Forni dei Minori Conventuali. Costruì da solo una fortuna nel commercio del legname, diventando fornitore diretto di Andrea Palladio per i cantieri della Basilica Palladiana, di Palazzo Chiericati, del Duomo di Vicenza, di Villa Almerico Capra e di Palazzo Barbaran da Porto.
Pittore ritrattista — lo storico Marzari nel 1604 lo ricordava come “eccellentissimo, massime né ritratti” — collezionista d’arte, immobiliarista. Fu membro dell’Accademia Olimpica, dove fornì il legname per il Teatro Olimpico, e si fece rappresentare in statua nell’attico della scena fronte.
Il 27 settembre 1576, durante la grande peste di Venezia, Forni organizzò — pagando di tasca propria — il salvataggio del suo amico Alessandro Vittoria, facendolo condurre in segreto al vicentino da Venezia. Lo scultore rimase ospite nella villa di Montecchio per quasi un anno.
Morì a Vicenza il 27 gennaio 1610. Il suo testamento esprime la volontà che la villa venisse conservata intatta per le generazioni future.
«E perché mi atrovo haver nella villa de Montechio Precalcino una possessione con belle buone e honorate fabriche sopra… voglio che siano sottoposte a strettissimo fideicommisso e proibisco affatto ogni alienatione di quella manco in una minima parte.»
Testamento di Girolamo Forni, 10 gennaio 1610 — Archivio di Stato di VicenzaGirolamo Forni. Mercante vicentino fornitore di Palladio — a cura di Villa Forni Cerato Foundation, presentazione di Rita Francesca Grandi, Biblos Edizioni, 2022
Girolamo Forni
Imprenditore, mercante, collezionista, pittore
Una biografia che restituisce voce a Girolamo Forni: dagli anni della giovinezza all’ascesa come mercante di legname e fornitore dei più importanti cantieri palladiani, fino alla maturità di collezionista, pittore dilettante e committente della villa che porta il suo nome.
Il volume ricostruisce, in parte con la voce narrante dello stesso Forni, il percorso di un uomo non nobile capace di conquistarsi un posto tra le élites vicentine del secondo Cinquecento: dagli esordi nel commercio del legname fino alla fornitura diretta dei cantieri di Andrea Palladio — dalla Basilica a Palazzo Chiericati, dal Duomo a Villa Almerico Capra. Un capitolo è dedicato all’amicizia con Alessandro Vittoria, un altro al rapporto con Palladio come cliente, un altro ancora alla nascita della villa di Montecchio, “la casa dei suoi sogni”.
La biografia raccoglie inoltre infografiche sui committenti nobili di Palladio, sulle sue opere nel centro di Vicenza e sulle ventiquattro ville venete, oltre a un ricco apparato documentario: la trascrizione integrale del testamento del 1610, l’inventario dei beni a Montecchio Precalcino e una bibliografia ragionata a disposizione degli studiosi.
Le opere di Girolamo Forni
Ecco le venti opere oggi attribuite a Girolamo Forni: una raccolta di ritratti che attraversa musei internazionali e collezioni private. Sfoglia la galleria e seleziona un dipinto per scoprirne la storia.
20 dipinti attribuiti · seleziona un’opera per la scheda completa
Opera 01 di 20
Ritratto di famiglia
- Collocazione
- Metropolitan Museum of Art, New York (non esposto)
- Data
- —
- Dimensioni
- —
- Provenienza
- The Crosby Brown Collection of Musical Instruments, 1889
Scheda descrittiva in corso di redazione.
Opera 02 di 20
Ritratto di Isabella Thiene Valmarana
- Collocazione
- Musei civici di Vicenza — Palazzo Chiericati
- Data
- 1594
- Dimensioni
- 114,8 × 97,4 cm
- Provenienza
- Legato Umberto Rinaldi, 1938
Isabella Valmarana, figlia di Leonardo e nipote di Gianalvise, è qui ritratta in occasione delle sue nozze con Ludovico Thiene. Suggeriscono questo evento il gelsomino tra i capelli e i fiori appuntati sulla spalla, forse augurio di un’unione felice; l’abito rosa era di moda in questa tonalità per le spose dell’epoca.
Come nel ritratto della famiglia Valmarana, un simbolo racconta l’importanza dello studio della musica: la giovane donna tiene in mano una mandola, strumento a plettro antenato del mandolino. L’opera fu dipinta da Girolamo Forni, amico stretto di Leonardo, cui il Marzari (1604) riconobbe la dote di «ritrarre al naturale gli huomini, tuttoch’ egli non sia di professione nè habbi atteso giamai alla pittura».
Il dipinto è minuzioso nell’immagine esteriore: l’abito spagnoleggiante con corpetto a punta profilato da un grosso cordone dorato, il volto illuminato da una bianca gorgiera di lino, i capelli raccolti in un’alta pettinatura adorna di fiori, una grossa collana d’oro conclusa da un medaglione all’antica da cui pende una grossa perla.
Opera 03 di 20
Ritratto di Beatrice di Sertorio Capra
- Collocazione
- Collezione privata, Vicenza
- Data
- —
- Dimensioni
- —
- Provenienza
- —
Scheda descrittiva in corso di redazione.
Opera 04 di 20
Ritratto di dama
- Collocazione
- Accademia di Belle Arti Tadini, Lovere (BG)
- Data
- 1582
- Dimensioni
- 114 × 88 cm
- Provenienza
- —
«Ritratto a due terzi di figura in piedi di una matrona riccamente vestita. Opera di Paolo Veronese eseguito l’anno 1582 mentre la donna avea 44 anni, come leggesi dietro al quadro» (Luigi Tadini, 1828).
La nobildonna indossa una sopravveste di un intenso rosa, trapunta da eleganti ricami e abbinata, in luminoso contrasto, a un abito di seta color argento con passamaneria dorata che nelle maniche si avvolge a spirale. Il volto, dall’espressione compita e concentrata, è valorizzato dal candido collo della camicia a fitte lattughine. La mano destra è appoggiata al petto; al braccio porta una pelliza da mano o da spala.
I gioielli — collane di perle e d’oro, orecchini con piccoli fiocchi dello stesso rosa dell’abito, una fedina e un anello con pietra traslucida — denotano l’appartenenza a una classe sociale elevata, nella contenuta eleganza imposta forse dalle rigorose leggi suntuarie veneziane. Il vezzo di perle, riservato nella Serenissima alle mogli o alle spose promesse, denota lo status di donna maritata.
Lo sfondo scuro, sapientemente usato per valorizzare i colori vivaci delle vesti, è mosso da un tendaggio dai riflessi bruni; la posa di tre quarti permette di apprezzare la figura e l’ampiezza degli abiti. Nessun indizio svela l’identità della dama. Si deve a Giorgio Fossaluzza l’attribuzione del dipinto a Girolamo Forni.
Opera 05 di 20
Ritratto di nobile giovinetto
- Collocazione
- Musei civici di Vicenza (non esposto)
- Data
- —
- Dimensioni
- 86,5 × 68,5 cm
- Provenienza
- Legato Umberto Rinaldi, 1938
Scheda descrittiva in corso di redazione.
Opera 06 di 20
Ritratto di giovane uomo
- Collocazione
- National Gallery of Ireland, Dublino
- Data
- —
- Dimensioni
- 107 × 98 cm
- Provenienza
- —
Scheda descrittiva in corso di redazione.
Opera 07 di 20
Federico di Fabrizio Loschi
- Collocazione
- Collezione privata, Vicenza
- Data
- —
- Dimensioni
- —
- Provenienza
- —
Scheda descrittiva in corso di redazione.
Opera 08 di 20
Ritratto del Canonico Marcantonio Capra
- Collocazione
- Musei civici di Vicenza (non esposto)
- Data
- —
- Dimensioni
- 117 × 91 cm
- Provenienza
- Dono Antonio Barbaran Capra, Vicenza 1873
Appartenente a una nobile e potente famiglia, dottore in utroque iure, protonotario apostolico, Marcantonio Capra fu figura di spicco della Chiesa vicentina tra Cinque e Seicento; dal 1609 al 1618 fu Vicario Generale del vescovo Dionisio Dolfin (Mantese, 1974).
Campito di tre quarti su sfondo indistinto, il personaggio volge lo sguardo verso lo spettatore, posando la mano destra su un libro rilegato in pelle rossa e appoggiando la sinistra alla cintura. Indossa un elegante mantello nero foderato di zibellino, in vista agli orli e al bavero; la cravatta bianca dà luce al volto, indagato con precisione ma piuttosto statico e inespressivo.
L’attribuzione ad Alessandro Maganza, ripetuta negli inventari museali, suscita perplessità. Sussistono invece significative affinità con il ritratto di Isabella Thiene Valmarana — nell’impaginazione, nell’attenzione ai dettagli, nella resa del volto e delle mani inerti — che indurrebbero ad accogliere il ritratto nel catalogo di Girolamo Forni, datandolo tra l’ultimo decennio del Cinquecento e il primo del secolo successivo, fase della piena maturità dell’artista.
Opera 09 di 20
Ritratto femminile
- Collocazione
- Musée des Beaux-Arts, Chambéry (Francia)
- Data
- —
- Dimensioni
- 73,2 × 56,2 cm
- Provenienza
- Collezione H. Garriod
Iscrizione in alto a sinistra sulla tela: ORNELIA GEORGII ?IS XIVLII ETATIS. Acquisito nel 1886. Attribuzione di Federico Zeri.
Opera 10 di 20
Ritratto femminile
- Collocazione
- Musei civici di Padova (non esposta)
- Data
- —
- Dimensioni
- 111 × 97 cm
- Provenienza
- Legato Carlo Fantoni
Ora attribuito a Francesco Montemezzano. Acquisizione del 1932.
Opera 11 di 20
Ritratto di Lodomilla Porcia
- Collocazione
- Castello di Thiene, Collezione Porto
- Data
- —
- Dimensioni
- —
- Provenienza
- —
Opera attribuita a un pittore tardo manierista, probabilmente Girolamo Forni. Lodomilla sposa nel 1587 Nicolò Porto e rimane vedova nel 1591 con tre figli.
Indossa una sopravveste con maniche corte che terminano subito dopo il girospalla, leggermente aperte sulle maniche della sottoveste. Il decoro a righe orizzontali mostra gli elementi a «S» tipici dell’ultimo quarto del Cinquecento; la gorgiera, a tela batista incamiciata e inamidata a otto contrapposti, è di dimensioni notevoli, databile alla fine del secolo. I capelli sono raccolti in un’acconciatura leggermente ispirata alle «corna veneziane».
Opera 12 di 20
Ritratto di Bianca Cappello
- Collocazione
- Collezione privata, Firenze
- Data
- —
- Dimensioni
- 114 × 88 cm
- Provenienza
- —
Scheda descrittiva in corso di redazione.
Opera 13 di 20
Ritratto femminile
- Collocazione
- Ubicazione sconosciuta
- Data
- —
- Dimensioni
- 22,5 × 14 cm
- Provenienza
- —
Scheda descrittiva in corso di redazione.
Opera 14 di 20
Ritratto dei bambini Munarini
- Collocazione
- IPAB, Vicenza
- Data
- —
- Dimensioni
- 100 × 118,5 cm
- Provenienza
- Lascito Francesco Munarini
I bambini, presi a sé, non accompagnati dagli adulti: un’iconografia abbastanza insolita nella pittura vicentina. I piccoli personaggi si stagliano in piedi su un indistinto fondo grigio. Il maschietto tiene con la destra un uccello, richiamando un divertimento dei bambini dell’epoca, e indica con la sinistra la bambina; questa porge un ramo di gelsomino e impugna un bussolà. Accanto al fanciullo, un piccolo cane.
Una cura particolare è dedicata all’abbigliamento, che qualifica lo status sociale e consente di datare il dipinto ai primi del Seicento. Il bambino, dai capelli corti, indossa un giubbino stretto in vita da una cintura con fibbia d’oro e gonfie brache legate al ginocchio da un nastro rosa, calze aderenti e scarpine a punta arrotondata. L’abito severo, profilato da un cordoncino verdone, è ravvivato dal bavero rovesciato e dalle maniche bianche decorate con motivi azzurri, marrone e rosa.
La bimba porta una veste bianca — le ombre farebbero pensare al raso — con corpetto scollato e a punta e gonna arricciata, adorna di nastri rosa corallo; le maniche riprendono motivi e colori di quelle del fanciullo. I capelli raccolti sono adorni di fiori. Autentica dama in miniatura, la piccola ostenta una collana di coralli e piccole sfere dorate, braccialetti di corallo ai polsi, un anellino al mignolo della mano sinistra.
Opera 15 di 20
Ritratto di due bambini
- Collocazione
- Collezione privata
- Data
- —
- Dimensioni
- 84 × 114 cm
- Provenienza
- —
Scheda descrittiva in corso di redazione.
Opera 16 di 20
Ritratto di dama con fanciullo
- Collocazione
- Museo d’Arte Medioevale e Moderna, Museo Eremitani, Padova
- Data
- —
- Dimensioni
- 112 × 94 cm
- Provenienza
- Legato Leonardo Emo Capodilista
Scheda descrittiva in corso di redazione.
Opera 17 di 20
Ritratto di gentildonne della famiglia Giusti del Giardino
- Collocazione
- Collezione privata
- Data
- —
- Dimensioni
- 129 × 135 cm
- Provenienza
- —
Scheda descrittiva in corso di redazione.
Opera 18 di 20
Ritratto di gentildonna veneziana
- Collocazione
- Museo Storico del Castello di Miramare, Trieste
- Data
- —
- Dimensioni
- 103 × 108 cm
- Provenienza
- Villa veneta
Figura femminile. Sulla cornice è scritto in alto il nome del pittore e in basso il titolo dell’opera.
Opera 19 di 20
Ritratto di Cesare Franco
- Collocazione
- Collezione privata, Bologna
- Data
- —
- Dimensioni
- —
- Provenienza
- —
Ritratto di gentiluomo con cartiglio riferibile alla Scuola Veneta; il dipinto, a detta della restauratrice, risulta tagliato in basso e a destra.
L’analisi dell’epigramma — più volte rimaneggiato — suggerisce che la seconda riga non indicasse una dedica al Serenissimo Principe, bensì la professione dell’effigiato: Architetto Proto. Una lettera composita riferibile a una F e a una C all’inizio della scritta rende verosimile il riferimento al lapicida, decoratore plastico e architetto Cesare Franco, patavino, stretto collaboratore dello Scamozzi e socio dello scultore Girolamo Campagna, che negli anni Novanta del Cinquecento rivestì la carica di Architetto Proto presso la Procuratoria di San Marco de Ultra.
L’oggetto che l’effigiato stringe tra le dita, per via dei bordi frastagliati, rimanderebbe non a un cartiglio ma a un quadrotto di cera o a una tavoletta di biacca — l’uno impiegato nella lucidatura, l’altra componente dello stucco veneziano insieme al grassello di calce. Due piccole lettere «SR», inserite tra il nome e l’aggettivo Maximus, parrebbero alludere all’acronimo di ‘Stuccador’ o ‘Scultor’.
Opera 20 di 20
Autoritratto di uomo a figura intera
- Collocazione
- Villa Forni Cerato, Montecchio Precalcino (VI)
- Data
- —
- Dimensioni
- 190,5 × 116,5 cm
- Provenienza
- Asta di collezione da una villa in provincia di Padova
Ritratto di gentiluomo con barba e fronte alta. È accompagnato da un piccolo cane e indossa un abito di broccato. Tiene in mano il cappello nero, probabilmente in segno di rispetto per i nobili ospiti. Dietro si notano due grossi libri, forse dei mastri di lavoro.
Bibliografia ragionata
Raccolta cronologica delle fonti e delle note documentarie dedicate a Girolamo Forni, committente di Villa Forni Cerato.
Andrea Palladio
L’architetto · Autore di 24 ville venete · Patrimonio UNESCOIl più influente architetto della storia occidentale. Villa Forni Cerato è la sola villa del suo corpus commissionata da un proprietario certamente ricco ma non nobile — un caso unico nell’intera opera palladiana.
Nato Andrea di Pietro della Gondola nel 1508 a Vicenza, il futuro Palladio si formò nella bottega del lapicida vicentino Giovanni di Giacomo da Porlezza. L’incontro con il nobile umanista Giangiorgio Trissino — che gli diede il nome classico Palladio — gli aprì le porte dello studio dell’antico, dei viaggi a Roma e della frequentazione dei più importanti committenti vicentini.
La paternità palladiana di Villa Forni Cerato, non attestata né smentita da alcun documento, è oggi questione pressoché chiusa nella letteratura scientifica. Favorevoli all’attribuzione: Pane, Ackerman, Puppi, Burns, Battilotti e Beltramini.
La villa si inserisce nella fase di maturità del linguaggio di Palladio: la loggia a tre arcate, il rapporto proporzionale tra avancorpo e corpo principale, i camini con piedritti a voluta scanalata poggianti su zampe di leone — tutti elementi riconducibili al corpus degli anni Cinquanta-Sessanta del Cinquecento.
«Le bellezze delle fabriche nascono dalla forma e dalla corrispondenza del tutto alle parti, e delle parti tra loro.»
I Quattro Libri dell’Architettura, 1570
Notarile Giovanni Maddalena, b. 458, 25 giugno 1562, Archivio di Stato di Vicenza.
Lo schizzo del
25 giugno 1562
Un disegno a penna e inchiostro marrone, tracciato sul verso di un atto notarile, apre una delle piste più significative per la lettura palladiana di Villa Forni Cerato.
Il 25 giugno 1562 il notaio Giovanni Maddalena roga un atto su carta per Leonardo Dal Grumo. Sul verso del documento è tracciata la pianta di una villa con rustici annessi, senza alcun collegamento con il contenuto dell’atto.
Howard Burns osserva che i segni convenzionali coincidono con quelli usati da Palladio. La Fondazione VFC ha poi pubblicato uno studio sistematico: dimensioni, forometrie e assetto della casa preesistente di Forni mostrano una corrispondenza significativa; le larghezze esterne differiscono di soli 8 cm.
Leggi il quaderno dedicatoFonti nella collezione della Fondazione
- Muttoni F., Architettura di Andrea Palladio Vicentino, Venezia 1740–1748 — prima attribuzione a stampa a Palladio
- Bertotti Scamozzi O., Le fabbriche e i disegni di Andrea Palladio, Vicenza 1776–1783 — primo rilievo metrico pubblicato della Villa
- Moro M., Litografia della facciata di Villa Forni Cerato, 1847 — decori originali di Vittoria ancora in situ
- Burns H., in Palladio, Marsilio Editori, 2008 — analisi dello schizzo del 25 giugno 1562
- Villa Forni Cerato Foundation, Lo schizzo di Andrea Palladio per Villa Forni Cerato, Quaderno di ricerca, 26 marzo 2023
Alessandro Vittoria
Lo scultore · Allievo di Sansovino · “Cordialissimo amico” di ForniIl più grande scultore veneto del Cinquecento. La sua presenza a Villa Forni Cerato è attestata dal testamento di Girolamo Forni e confermata dalle opere superstiti: i due camini monumentali in situ, la testa femminile in chiave d’arco, i bassorilievi della loggia.
Alessandro Vittoria nacque a Trento nel 1525 e si formò a Venezia nella bottega di Jacopo Sansovino, con il quale collaborò sino alla rottura nel 1551. Divenne il più celebre scultore della Serenissima, noto soprattutto per i busti-ritratto e per le decorazioni plastiche degli edifici di Palladio.
Il suo soggiorno vicentino del 1576–77, ospite di Girolamo Forni nella villa di Montecchio, è documentato da Zorzi. Il testamento di Forni del 1610 lo cita come “cordialissimo Amico” e parla del “ritratto di stucco” e del busto del Cardinale Bembo come opere sue da conservare.
Il 1924 segnò una perdita irreparabile: l’allora proprietario vendette i quattro bassorilievi delle Quattro Stagioni e lo stemma con le due Fame nel timpano. La Fondazione ha avviato una campagna sistematica di localizzazione delle opere disperse.
«Ordino e Prego li miei Commissarii che faccino accomodar… la mia testa e ritratto di stucco… quale come fattura del già sig. Alessandro Vittoria mio cordialissimo Amico meritano d’essere conservate.»
Testamento di Girolamo Forni, 10 gennaio 1610Rinascita di opere scultoree legate alla Villa
Busto Imperatore Caracalla
Nel proprio testamento del 1610 Girolamo Forni chiede espressamente ai suoi commissari di far restaurare “la mia testa e ritratto di stucco”, opera del suo “cordialissimo Amico” Alessandro Vittoria.
Testa di Medusa
Per lungo tempo interpretata come una Medusa, la testa posta in chiave all’arco centrale della serliana raffigura in realtà un volto di donna, con i capelli sciolti sulla fronte e legati in trecce a incorniciare il viso. L’opera è attribuita ad Alessandro Vittoria: secondo Zorzi sarebbe stata eseguita nel 1576, durante il soggiorno dello scultore a Montecchio come ospite di Girolamo Forni. È modellata in stucco, con un’anima in malta di calce e inerti grossolani, rivestita in intonaco liscio bianco e dipinta di giallo a imitazione della pietra. Fu l’unica opera dell’apparato scultoreo della facciata a non essere venduta nel 1924. Il campione di pulitura, che ha rimosso l’attacco biologico dalle pieghe dell’acconciatura e dalla fronte, ne ha restituito la plasticità e la buona fattura.
Busto “L’Orientale”
L’opera scultorea è testimoniata presente in Villa Forni Cerato fino al diciannovesimo secolo. Fu poi venduta a privati ed è oggi in una collezione privata.
Camino Est
Nella stanza d’angolo est del piano nobile si conserva uno dei due camini monumentali della Villa, con piedritti a voluta scanalata poggianti su zampe di leone: un linguaggio decorativo coerente con il corpus di Alessandro Vittoria e con la sua permanenza documentata in Villa nel 1576–77.
Camino Ovest
Nella stanza d’angolo ovest del piano nobile si conserva il secondo dei due camini monumentali della Villa, gemello di quello orientale per fattura e per il medesimo linguaggio decorativo coerente con il corpus di Alessandro Vittoria.
Lunetta con Nettuno
Nel 2024, le attività di restauro hanno permesso di scoprire un bassorilievo sopra la porta di ingresso della colombia ad ovest, che presumibilmente era stato murato intorno al 1904, notizia tramandata di padre in figlio e giunta fino a noi. L’opera rappresenta il Nettuno, il Dio dei Mari, con al suo fianco un delfino. Le parti sporgenti, la testa, il braccio sinistro e la gamba destra, sono state perdute. L’opera è probabilmente riconducibile allo stesso autore delle altre sculture presenti in villa nel sedicesimo secolo, e cioè di Alessandro Vittoria.
