Forni · Palladio · Vittoria

Tre figure, tre visioni, un’unica eredità: la Villa come luogo d’incontro tra committenza, architettura e arte nel Rinascimento vicentino.

Girolamo Forni

Il committente · Mercante di legname · Umanista · Pittore dilettante

L’unico non nobile a commissionare una villa ad Andrea Palladio. Fornitore diretto dei principali cantieri palladiani vicentini, raffinato collezionista, pittore ritrattista e membro dell’Accademia Olimpica di Vicenza.

Girolamo Forni, detto Girolamo della Grana o dai Forni, nacque a Montecchio Precalcino intorno al 1530. Rimasto orfano in tenera età, fu aiutato dallo zio fra Giampietro dai Forni dei Minori Conventuali. Costruì da solo una fortuna nel commercio del legname, diventando fornitore diretto di Andrea Palladio per i cantieri della Basilica Palladiana, di Palazzo Chiericati, del Duomo di Vicenza, di Villa Almerico Capra e di Palazzo Barbaran da Porto.

Pittore ritrattista — lo storico Marzari nel 1604 lo ricordava come “eccellentissimo, massime né ritratti” — collezionista d’arte, immobiliarista. Fu membro dell’Accademia Olimpica, dove fornì il legname per il Teatro Olimpico, e si fece rappresentare in statua nell’attico della scena fronte.

Il 27 settembre 1576, durante la grande peste di Venezia, Forni organizzò — pagando di tasca propria — il salvataggio del suo amico Alessandro Vittoria, facendolo condurre in segreto al vicentino da Venezia. Lo scultore rimase ospite nella villa di Montecchio per quasi un anno.

Morì a Vicenza il 27 gennaio 1610. Il suo testamento esprime la volontà che la villa venisse conservata intatta per le generazioni future.

«E perché mi atrovo haver nella villa de Montechio Precalcino una possessione con belle buone e honorate fabriche sopra… voglio che siano sottoposte a strettissimo fideicommisso e proibisco affatto ogni alienatione di quella manco in una minima parte.»

Testamento di Girolamo Forni, 10 gennaio 1610 — Archivio di Stato di Vicenza
Girolamo Forni – Biografia a cura di VFC Foundation

Girolamo Forni. Mercante vicentino fornitore di Palladio — a cura di Villa Forni Cerato Foundation, presentazione di Rita Francesca Grandi, Biblos Edizioni, 2022

Quaderno di ricerca

Girolamo Forni
Imprenditore, mercante, collezionista, pittore

Una biografia che restituisce voce a Girolamo Forni: dagli anni della giovinezza all’ascesa come mercante di legname e fornitore dei più importanti cantieri palladiani, fino alla maturità di collezionista, pittore dilettante e committente della villa che porta il suo nome.

Il volume ricostruisce, in parte con la voce narrante dello stesso Forni, il percorso di un uomo non nobile capace di conquistarsi un posto tra le élites vicentine del secondo Cinquecento: dagli esordi nel commercio del legname fino alla fornitura diretta dei cantieri di Andrea Palladio — dalla Basilica a Palazzo Chiericati, dal Duomo a Villa Almerico Capra. Un capitolo è dedicato all’amicizia con Alessandro Vittoria, un altro al rapporto con Palladio come cliente, un altro ancora alla nascita della villa di Montecchio, “la casa dei suoi sogni”.

La biografia raccoglie inoltre infografiche sui committenti nobili di Palladio, sulle sue opere nel centro di Vicenza e sulle ventiquattro ville venete, oltre a un ricco apparato documentario: la trascrizione integrale del testamento del 1610, l’inventario dei beni a Montecchio Precalcino e una bibliografia ragionata a disposizione degli studiosi.

Le opere di Girolamo Forni

Ecco le venti opere oggi attribuite a Girolamo Forni: una raccolta di ritratti che attraversa musei internazionali e collezioni private. Sfoglia la galleria e seleziona un dipinto per scoprirne la storia.

20 dipinti attribuiti · seleziona un’opera per la scheda completa

Opera 01 di 20

Ritratto di famiglia

Collocazione
Metropolitan Museum of Art, New York (non esposto)
Data
—
Dimensioni
—
Provenienza
The Crosby Brown Collection of Musical Instruments, 1889

Scheda descrittiva in corso di redazione.

Opera 02 di 20

Ritratto di Isabella Thiene Valmarana

Collocazione
Musei civici di Vicenza — Palazzo Chiericati
Data
1594
Dimensioni
114,8 × 97,4 cm
Provenienza
Legato Umberto Rinaldi, 1938

Isabella Valmarana, figlia di Leonardo e nipote di Gianalvise, è qui ritratta in occasione delle sue nozze con Ludovico Thiene. Suggeriscono questo evento il gelsomino tra i capelli e i fiori appuntati sulla spalla, forse augurio di un’unione felice; l’abito rosa era di moda in questa tonalità per le spose dell’epoca.

Come nel ritratto della famiglia Valmarana, un simbolo racconta l’importanza dello studio della musica: la giovane donna tiene in mano una mandola, strumento a plettro antenato del mandolino. L’opera fu dipinta da Girolamo Forni, amico stretto di Leonardo, cui il Marzari (1604) riconobbe la dote di «ritrarre al naturale gli huomini, tuttoch’ egli non sia di professione nè habbi atteso giamai alla pittura».

Il dipinto è minuzioso nell’immagine esteriore: l’abito spagnoleggiante con corpetto a punta profilato da un grosso cordone dorato, il volto illuminato da una bianca gorgiera di lino, i capelli raccolti in un’alta pettinatura adorna di fiori, una grossa collana d’oro conclusa da un medaglione all’antica da cui pende una grossa perla.

Opera 03 di 20

Ritratto di Beatrice di Sertorio Capra

Collocazione
Collezione privata, Vicenza
Data
—
Dimensioni
—
Provenienza
—

Scheda descrittiva in corso di redazione.

Opera 04 di 20

Ritratto di dama

Collocazione
Accademia di Belle Arti Tadini, Lovere (BG)
Data
1582
Dimensioni
114 × 88 cm
Provenienza
—

«Ritratto a due terzi di figura in piedi di una matrona riccamente vestita. Opera di Paolo Veronese eseguito l’anno 1582 mentre la donna avea 44 anni, come leggesi dietro al quadro» (Luigi Tadini, 1828).

La nobildonna indossa una sopravveste di un intenso rosa, trapunta da eleganti ricami e abbinata, in luminoso contrasto, a un abito di seta color argento con passamaneria dorata che nelle maniche si avvolge a spirale. Il volto, dall’espressione compita e concentrata, è valorizzato dal candido collo della camicia a fitte lattughine. La mano destra è appoggiata al petto; al braccio porta una pelliza da mano o da spala.

I gioielli — collane di perle e d’oro, orecchini con piccoli fiocchi dello stesso rosa dell’abito, una fedina e un anello con pietra traslucida — denotano l’appartenenza a una classe sociale elevata, nella contenuta eleganza imposta forse dalle rigorose leggi suntuarie veneziane. Il vezzo di perle, riservato nella Serenissima alle mogli o alle spose promesse, denota lo status di donna maritata.

Lo sfondo scuro, sapientemente usato per valorizzare i colori vivaci delle vesti, è mosso da un tendaggio dai riflessi bruni; la posa di tre quarti permette di apprezzare la figura e l’ampiezza degli abiti. Nessun indizio svela l’identità della dama. Si deve a Giorgio Fossaluzza l’attribuzione del dipinto a Girolamo Forni.

Opera 05 di 20

Ritratto di nobile giovinetto

Collocazione
Musei civici di Vicenza (non esposto)
Data
—
Dimensioni
86,5 × 68,5 cm
Provenienza
Legato Umberto Rinaldi, 1938

Scheda descrittiva in corso di redazione.

Opera 06 di 20

Ritratto di giovane uomo

Collocazione
National Gallery of Ireland, Dublino
Data
—
Dimensioni
107 × 98 cm
Provenienza
—

Scheda descrittiva in corso di redazione.

Opera 07 di 20

Federico di Fabrizio Loschi

Collocazione
Collezione privata, Vicenza
Data
—
Dimensioni
—
Provenienza
—

Scheda descrittiva in corso di redazione.

Opera 08 di 20

Ritratto del Canonico Marcantonio Capra

Collocazione
Musei civici di Vicenza (non esposto)
Data
—
Dimensioni
117 × 91 cm
Provenienza
Dono Antonio Barbaran Capra, Vicenza 1873

Appartenente a una nobile e potente famiglia, dottore in utroque iure, protonotario apostolico, Marcantonio Capra fu figura di spicco della Chiesa vicentina tra Cinque e Seicento; dal 1609 al 1618 fu Vicario Generale del vescovo Dionisio Dolfin (Mantese, 1974).

Campito di tre quarti su sfondo indistinto, il personaggio volge lo sguardo verso lo spettatore, posando la mano destra su un libro rilegato in pelle rossa e appoggiando la sinistra alla cintura. Indossa un elegante mantello nero foderato di zibellino, in vista agli orli e al bavero; la cravatta bianca dà luce al volto, indagato con precisione ma piuttosto statico e inespressivo.

L’attribuzione ad Alessandro Maganza, ripetuta negli inventari museali, suscita perplessità. Sussistono invece significative affinità con il ritratto di Isabella Thiene Valmarana — nell’impaginazione, nell’attenzione ai dettagli, nella resa del volto e delle mani inerti — che indurrebbero ad accogliere il ritratto nel catalogo di Girolamo Forni, datandolo tra l’ultimo decennio del Cinquecento e il primo del secolo successivo, fase della piena maturità dell’artista.

Opera 09 di 20

Ritratto femminile

Collocazione
Musée des Beaux-Arts, Chambéry (Francia)
Data
—
Dimensioni
73,2 × 56,2 cm
Provenienza
Collezione H. Garriod

Iscrizione in alto a sinistra sulla tela: ORNELIA GEORGII ?IS XIVLII ETATIS. Acquisito nel 1886. Attribuzione di Federico Zeri.

Opera 10 di 20

Ritratto femminile

Collocazione
Musei civici di Padova (non esposta)
Data
—
Dimensioni
111 × 97 cm
Provenienza
Legato Carlo Fantoni

Ora attribuito a Francesco Montemezzano. Acquisizione del 1932.

Opera 11 di 20

Ritratto di Lodomilla Porcia

Collocazione
Castello di Thiene, Collezione Porto
Data
—
Dimensioni
—
Provenienza
—

Opera attribuita a un pittore tardo manierista, probabilmente Girolamo Forni. Lodomilla sposa nel 1587 Nicolò Porto e rimane vedova nel 1591 con tre figli.

Indossa una sopravveste con maniche corte che terminano subito dopo il girospalla, leggermente aperte sulle maniche della sottoveste. Il decoro a righe orizzontali mostra gli elementi a «S» tipici dell’ultimo quarto del Cinquecento; la gorgiera, a tela batista incamiciata e inamidata a otto contrapposti, è di dimensioni notevoli, databile alla fine del secolo. I capelli sono raccolti in un’acconciatura leggermente ispirata alle «corna veneziane».

Opera 12 di 20

Ritratto di Bianca Cappello

Collocazione
Collezione privata, Firenze
Data
—
Dimensioni
114 × 88 cm
Provenienza
—

Scheda descrittiva in corso di redazione.

Opera 13 di 20

Ritratto femminile

Collocazione
Ubicazione sconosciuta
Data
—
Dimensioni
22,5 × 14 cm
Provenienza
—

Scheda descrittiva in corso di redazione.

Opera 14 di 20

Ritratto dei bambini Munarini

Collocazione
IPAB, Vicenza
Data
—
Dimensioni
100 × 118,5 cm
Provenienza
Lascito Francesco Munarini

I bambini, presi a sé, non accompagnati dagli adulti: un’iconografia abbastanza insolita nella pittura vicentina. I piccoli personaggi si stagliano in piedi su un indistinto fondo grigio. Il maschietto tiene con la destra un uccello, richiamando un divertimento dei bambini dell’epoca, e indica con la sinistra la bambina; questa porge un ramo di gelsomino e impugna un bussolà. Accanto al fanciullo, un piccolo cane.

Una cura particolare è dedicata all’abbigliamento, che qualifica lo status sociale e consente di datare il dipinto ai primi del Seicento. Il bambino, dai capelli corti, indossa un giubbino stretto in vita da una cintura con fibbia d’oro e gonfie brache legate al ginocchio da un nastro rosa, calze aderenti e scarpine a punta arrotondata. L’abito severo, profilato da un cordoncino verdone, è ravvivato dal bavero rovesciato e dalle maniche bianche decorate con motivi azzurri, marrone e rosa.

La bimba porta una veste bianca — le ombre farebbero pensare al raso — con corpetto scollato e a punta e gonna arricciata, adorna di nastri rosa corallo; le maniche riprendono motivi e colori di quelle del fanciullo. I capelli raccolti sono adorni di fiori. Autentica dama in miniatura, la piccola ostenta una collana di coralli e piccole sfere dorate, braccialetti di corallo ai polsi, un anellino al mignolo della mano sinistra.

Opera 15 di 20

Ritratto di due bambini

Collocazione
Collezione privata
Data
—
Dimensioni
84 × 114 cm
Provenienza
—

Scheda descrittiva in corso di redazione.

Opera 16 di 20

Ritratto di dama con fanciullo

Collocazione
Museo d’Arte Medioevale e Moderna, Museo Eremitani, Padova
Data
—
Dimensioni
112 × 94 cm
Provenienza
Legato Leonardo Emo Capodilista

Scheda descrittiva in corso di redazione.

Opera 17 di 20

Ritratto di gentildonne della famiglia Giusti del Giardino

Collocazione
Collezione privata
Data
—
Dimensioni
129 × 135 cm
Provenienza
—

Scheda descrittiva in corso di redazione.

Opera 18 di 20

Ritratto di gentildonna veneziana

Collocazione
Museo Storico del Castello di Miramare, Trieste
Data
—
Dimensioni
103 × 108 cm
Provenienza
Villa veneta

Figura femminile. Sulla cornice è scritto in alto il nome del pittore e in basso il titolo dell’opera.

Opera 19 di 20

Ritratto di Cesare Franco

Collocazione
Collezione privata, Bologna
Data
—
Dimensioni
—
Provenienza
—

Ritratto di gentiluomo con cartiglio riferibile alla Scuola Veneta; il dipinto, a detta della restauratrice, risulta tagliato in basso e a destra.

L’analisi dell’epigramma — più volte rimaneggiato — suggerisce che la seconda riga non indicasse una dedica al Serenissimo Principe, bensì la professione dell’effigiato: Architetto Proto. Una lettera composita riferibile a una F e a una C all’inizio della scritta rende verosimile il riferimento al lapicida, decoratore plastico e architetto Cesare Franco, patavino, stretto collaboratore dello Scamozzi e socio dello scultore Girolamo Campagna, che negli anni Novanta del Cinquecento rivestì la carica di Architetto Proto presso la Procuratoria di San Marco de Ultra.

L’oggetto che l’effigiato stringe tra le dita, per via dei bordi frastagliati, rimanderebbe non a un cartiglio ma a un quadrotto di cera o a una tavoletta di biacca — l’uno impiegato nella lucidatura, l’altra componente dello stucco veneziano insieme al grassello di calce. Due piccole lettere «SR», inserite tra il nome e l’aggettivo Maximus, parrebbero alludere all’acronimo di ‘Stuccador’ o ‘Scultor’.

Opera 20 di 20

Autoritratto di uomo a figura intera

Collocazione
Villa Forni Cerato, Montecchio Precalcino (VI)
Data
—
Dimensioni
190,5 × 116,5 cm
Provenienza
Asta di collezione da una villa in provincia di Padova

Ritratto di gentiluomo con barba e fronte alta. È accompagnato da un piccolo cane e indossa un abito di broccato. Tiene in mano il cappello nero, probabilmente in segno di rispetto per i nobili ospiti. Dietro si notano due grossi libri, forse dei mastri di lavoro.

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Relazione Restauro Ritratto

Bibliografia ragionata

Raccolta cronologica delle fonti e delle note documentarie dedicate a Girolamo Forni, committente di Villa Forni Cerato.

voci visualizzate
Girolamo della GRANA, padre di Girolamo FORNI, possedeva una casa con tezza, una corte presso la “contrata Strate”, nel sito attualmente corrispondente al Villino FORNI, attestati da documenti notarili dove risultano proprietari attigui quali la famiglia BRANDIZIO. L’11 dicembre 1510 si conviene “sub porticu tegetis Hieronimi de la Grana”. Il 27 marzo 1511 risulta un “broilo in contrata Rozie” del dottor di legge Giangiorgio BRANDIZIO, figlio del notaio; quindi, appare un “curtivo” di Girolamo della Grana, il 22 ottobre 1512. Il notaio Vincenzo BRANDIZIO abitava in “contrata Strate” dove il 25 marzo 1514 sostava, “sub porticu domus” Girolamo della GRANA. Il 26 gennaio 1518 vi giungeva Alberto di Franchino Monza, uno dei primi incontri palladiani, ed il 10 maggio 1519 apprendiamo che la casa disponeva di un “cubicolo terraneo” presso la tettoia (ASVI Vincenzo BRANDIZIO, b. 75,76 alle date).
G. Zaupa, “Sole, Luna, Andrea Palladio e Fortuna”, 2006
Il padre di Girolamo FORNI, anch’egli Girolamo, evidentemente proveniente da Forni di Valdastico, aveva messo radici a Montecchio Precalcino, dov’era certamente presente nel 1528 come attesta il notaio Tommaso VAJENTI e vi possedeva, secondo l’accertamento del 1544, oltre alla casa con tezza, colombara e i cinque campi brolivi adiacenti in contrà della Roza Nova, ossia la Roza delle legne o Asteghello, una seconda tezza coperta di paglia e altri 25 campi sparsi nelle contrà della Roza nova, del pramorando, del morachin, della feolda e della vegra, oppure conosciuti come il campo de S. Marco e il campo della sitta. Si suppone che il figlio Girolamo FORNI sia nato alla fine degli anni ’20, piuttosto che all’inizio degli anni ’30.
N. Garzaro, “I Quaderni storici di Montecchio Precalcino”, 2013
Presunta nascita di Girolamo FORNI (Nico Garzaro ipotizza la fine degli anni ’20). Nei registri dei battesimi e dei matrimoni della parrocchia di Montecchio P. compaiono più volte sia il nome di Girolamo (“Hieronimo granoto” o “Hieronimo granoto di forni” ed eccezionalmente, “hieronimo dipintore”) sia il nome della moglie Isabetta nelle vesti di padrini o testimoni.
D. Battilotti, “Il Villino Forni Cerato a Montecchio P. e il suo committente”, 2001
Viene eretto il murazzo veneziano a sbarramento dell’Astico, la cui bocca si chiamava “Porta delle legne”, la quale alimentava questa roggia artificiale che serviva per il trasporto fluviale del legname fino a Vicenza.
G. e N. Garzaro, “La Voce dei Berici”, 14 aprile 1985
Alvise NIEVO compera una casa in muratura con coppi, solaio, aia ed orto e “brolo”, con una tettoia bruciata, con tre quarti di campo, nella contrada del Capo di Sotto. Né mancavano ad Alvise beni presso la Roggia del Comune. Pertanto, occorre ammettere che l’area nei pressi del villino FORNI era, ben per tempo, piuttosto affollata di preesistenze, sebbene si guardi con maggiore attenzione a quelle del FORNI che avrebbe potuto porvi mano in diversi momenti, finanche fra il 1561 ed il 1564, durante la proprietà del GUALDO, che era soltanto un prestito. Tuttavia, ciò appare improbabile vista l’impellente necessità di denaro che possiamo, ragionevolmente, collegare alla speculazione sulla Strada Grande. Il legame col prestigioso reverendo rappresenta comunque un’occasione di elevazione intellettuale, seppure a qualche prezzo.
G. Zaupa, “Sole, Luna, Andrea Palladio e Fortuna”, 2006
Nel Campione d’estimo del 1537, Giovanni Pietro DELLA GRANA fu Gaspare, mercante di legname (uno degli zii di Girolamo FORNI) risulta allibrato per cinque soldi, la cifra minima, che rimane inalterata anche nel Campione del 1547, dove egli compare assieme al fratello Iseppo e in quello del 1552, allorchè però la quota di Iseppo, ormai defunto, risulta assorbita dai nipoti Iseppo e Girolamo suoi eredi, allibrati per dieci soldi. Nel Campione d’estimo del 1558 anche Giovanni Pietro risulta morto ed è la vedova Lucia ad essere allibrata per cinque soldi. Gli zii, che non erano particolarmente ricchi, avevano un carico fiscale minimo, abitavano in contrà San Lorenzo (attuale Corso Fogazzaro) in una casa dei VALMARANA, situata a pochi metri di distanza da dove nel 1565 avrà inizio la costruzione del Palazzo progettato da Palladio. Particolare di una certa rilevanza dal momento che Girolamo FORNI risulterà sempre in ottimi rapporti con questa famiglia ed in particolare con il figlio di Giovanni Alvise, Leonardo.
D. Battilotti, “Il Villino Forni Cerato a Montecchio P. e il suo committente”, 2001
Il 10 dicembre 1538 Alvise NIEVO compie una permutazione con Giangiorgio di Giovanni Maria DAGLI ORMETTI. Alvise cede 12 campi nella contrada dei Preazzi e riceve, fra l’altro, un sedime con una casa di legno circondata da un recinto murato con cortile, orto, viti, gelsi ed alberi da frutta, nella contrada del Capo di Sotto, detta il “brolo de Nardo de la Merina”. Lo stesso giorno, Alvise NIEVO permuta con Francesco di Giangiorgio BRANDIZIO qualche campo nelle contrade Barchetti, Ruzzola, Grumo e riceve il Broletto situato “desubtus curtivum domus” dei lavoratori di Alvise. Il 16 ottobre 1538 Antonio BRANDIZIO di Vincenzo acquistava del terreno, nella contrada della Preara, presso Sebastiano SCHIO a levante, Alvise NIEVO a mezzogiorno, la “rogiam communis a sero”, Sebastiano LUGO a settentrione.
G. Zaupa, “Sole, Luna, Andrea Palladio e Fortuna”, 2006
Fra Giampietro dai FORNI dell’ordine dei Minori Conventuali, redasse la Polizza del Balanson 1541-1544 per i nipoti Jseppo, Girolamo e cinque sorelle della Grana perché “orfani et pupilli”, cioè minorenni, aiutati a vivere dagli zii fra Giampietro e Jseppo. Lo zio Fra Giampietro Dai FORNI era sacrae teologie professor nel convento di San Lorenzo di Vicenza, procuratore dello stesso nel 1531 per la costruzione del chiostro, segretario provinciale della Provincia Patavina dal 1511 al 1513, Ministro Provinciale eletto il 24 aprile 1532 e in carica fino al 1534. Il padre, pure di nome Girolamo, proveniente da Forni di Valdastico, vi possedeva, secondo l’accertamento del 1544, oltre alla casa con tezza, colombara e i cinque campi brolivi adiacenti in contrà della Roza nova, una seconda tezza coperta di paglia e altri 25 campi sparsi.
N. Garzaro, “I Quaderni storici di Montecchio Precalcino”, 2013
Nell’Estimo del 1544, assai dettagliato per quanto riguarda sia i beni di Vincenzo et fratelli Brandicio sia quelli di Francesco q. Ms. Jo. Jorio, non compare nessuna possessione con edifici assimilabile a quella del FORNI, se non un brolo di cinque campi con casa, teza, ara e orto in Contrà del Capo di Sotto, priva però di colombara, forse la stessa acquistata dal FORNI in data 10 dicembre 1600 da Antonio e Sebastiano q. Vincenzo BRANDIZIO per essere subito dopo, l’11 giugno 1601, ceduta a certo Giovanni ZANVECCHIO.
N. Garzaro, “I Quaderni storici di Montecchio Precalcino”, 2013
Il fratello Iseppo è più anziano essendo il suo nome registrato per primo in un atto del notaio Vicenzo PIOVENE del 4 settembre 1549. I fratelli figurano aver avviato la loro proficua attività di mercanti, venendo in contatto fin da subito con i maggiori cantieri e committenti palladiani. Iseppo, dapprima solo poi in società con Girolamo, compare fin dall’agosto 1549 tra i fornitori di legname nei libri spese per la costruzione delle Logge del Palazzo della Ragione.
D. Battilotti, “Il Villino Forni Cerato a Montecchio P. e il suo committente”, 2001; N. Garzaro, 2013
Nel marzo del 1550 acquistano un’altra segheria a Cogollo, e questa operazione li mette in contatto, per via del pagamento di un livello, con Iseppo PORTO il cui palazzo palladiano è in piena costruzione. Segheria e terreno pertinente sono acquistati per 42 ducati; a questi si aggiungono tre lire e dieci soldi di livello da versare annualmente a Iseppo PORTO. Nell’aprile del 1550, dal mercante Iseppo FORNI, si faceva provvista di altro legname per far sagome di “colone et cornici” ad uso degli scultori e di travi e tavole per “armature et pontelladura del palazzo”, per la costruzione delle logge della Basilica.
D. Battilotti, 2001; A. Dalla Pozza, “Palladio”, 1943
Il 5 marzo 1551 lo zio Iseppo, presbitero, nomina gli amati nipoti suoi eredi universali. La presenza di un “maestro Bernardino pittore del fu maestro Pietro pittore da Parma” alla stesura di vari atti notarili assieme al FORNI, fin dal 6 aprile 1551, potrebbe non essere casuale dato che si può supporre che Girolamo FORNI abbia coltivato la pittura fin da giovane età. Lo zio Giovanni Pietro, mercante di legname, lascia ai nipoti una casa con segheria e diritti d’acque a Velo, in Valdastico, in cambio di un vitalizio.
D. Battilotti, 2001; N. Garzaro, 2013
Cifra d’estimo dei fratelli: 10 soldi.
D. Battilotti, “Il Villino Forni Cerato a Montecchio P. e il suo committente”, 2001
Il 17 giugno 1553 Girolamo FORNI sposa Isabetta figlia di Andrea di Girolamo Mazzi, filatore. La dote dovette essere corrispondente a 350 ducati, che poi gli restituì il 2 marzo del 1598.
G. Zaupa, “Sole Luna Andrea Palladio Terra e Fortuna”, 2006
Se l’attribuzione del dipinto all’autore Girolamo FORNI è corretta, in questi anni viene realizzato il Ritratto della famiglia VALMARANA individuata dagli studiosi in quella di Gianalvise morto nel 1558. Iseppo FORNI fa preparare un atto di garzonato come bottaro per il quattordicenne Francesco Valentini in Valstagna.
N. Garzaro, “I Quaderni storici di Montecchio Precalcino”, 2013
Le commissioni prestigiose proseguono con l’Accademia Olimpica, nelle cui memorie è registrato sotto il 24 febbraio 1558 un debito di 72 troni nei confronti di Messer Hieronimo di Forni per il legname usato nell’allestimento delle scene dell’Andria di Terenzio. “Nove teste di imperatori antiche” furono donate dal Forni alle collezioni dell’Accademia Olimpica.
D. Battilotti, “Il Villino Forni Cerato a Montecchio P. e il suo committente”, 2001
Il 27 settembre 1559 Isepo et Hieronimo fratelli del fu Hieronimo della Grana vendevano all’illustrissimo dottore Giacomo VALMARANA una loro casa situata in Contrà San Lorenzo. I fratelli acquistano per 1800 ducati da Michele CALDOGNO la sua casa “in contrà Strà Grande”, cioè l’odierno Corso Palladio, già appartenuta ai THIENE. Il FORNI venderà il palazzo per 2300 ducati il 6 marzo 1563 a Girolamo CAPRA.
G. Zaupa, “Sole, Luna, Andrea Palladio e Fortuna”, 2006; D. Battilotti, 2001
Nel 1560, Iseppo FORNI, agendo anche per Girolamo suo fratello, otteneva da Alvise Nievo un campo sito nella contrada Strada. Il 30 aprile 1560 Iseppo si trovava a letto ammalato nella sua casa in contrà Strada Magna; il 15 maggio successivo era già defunto perché Girolamo è detto erede del fratello Iseppo di recente defunto.
G. Zaupa, “Sole, Luna, Andrea Palladio e Fortuna”, 2006
Nel 1562, sia in casa di Leonardo di Girolamo Verlato, sia nella rinomata casa del protonotario apostolico Gualdo, nel borgo di Pusterla, lo accompagna il pittore Bernardino di Pietro da Parma. Tali circostanze consentono di apprendere che possedeva 6 campi a Montecchio Precalcino e cinque campi con una casa di muratura con solaio, una tettoia con coppi, nonché “columbaria et brolio”, nella contrada del Capo di Sotto. Il Forni vende al Gualdo per 200 ducati, mantenendo l’uso con affitto e diritto di affrancazione.
G. Zaupa, 2006; P. Meneghin, F. Monticello, G. Parise, “Montecchio Precalcino”, 1999
Un atto rogato da Roberto Boscarini in data 13 dicembre 1563 documenta che il FORNI acquistava alcuni terreni in contrà della Cesura e in contrà della Vignola di Seghe di Velo. Nei registri dell’estimo generale del 1563, Girolamo risulta possedere una casa “murà, cuppà e solarà, cum corte, un fontego da legname” del valore di 1100 ducati. Girolamo FORNI è proprietario di un doppio edificio, da poco fabbricato, identificabile oggi con il Palazzo Lampertico ed il palazzetto Capra.
G. e N. Garzaro, 1985; D. Battilotti, 1980; G. Zaupa, 2006
Nell’estimo dei “mercanti, fraglie et artisti” stilato nel 1564, il capitale in mercanzia del FORNI viene stimato 1500 ducati. Il 19 gennaio 1564 FORNI acquista da Alvise del fu Antonio NIEVO un campo situato in contrà del Capo di Sotto a Montecchio Precalcino, confinante su due lati con il terreno dove si trovava la vecchia casa dei FORNI: indizio dell’intenzione di dare avvio a un programma di incremento e rinnovamento della proprietà di famiglia.
BBV Archivio Torre, B. 422; N. Garzaro, 2013
Cifra d’estimo di Girolamo: 1 lira. Il 20 maggio 1565 FORNI affitta un molino da una roda e una sega posti a Cogollo. Nei summarii delle spese per le logge del Palazzo della Ragione vicentino è ricordato un pagamento di troni 93 fatto nel novembre 1565 “a M. Girolamo di Forni mercadante di legnami per tanti legni de diverse sorte per far armadure per il Palazzo”.
D. Battilotti, 2001; N. Garzaro, 2013; G. Zorzi, Arte Veneta XX, 1966
Il 19 gennaio e il 28 marzo Girolamo FORNI acquista alcuni terreni arativi in contrà delle Feolde da Antonio e Giuseppe GALEAZZI. L’8 aprile 1566 furono consegnati altri troni 104 “a mes. Gerolamo dei Forni mercadante de legnami per tanti legni de più sorte tolti da lui per far armadure per la fabrica del Palazzo”. Il 16 novembre 1566 Girolamo FORNI acquista una pezza di terra arativa in contrà del Prà Morando da Gio. Pietro Zanfardin.
N. Garzaro, 2013; G. Zorzi, 1966
Il 17 febbraio 1567 una pezza di terra arativa in contrà della Feolda, altre dette le Pergolane e il Campo di San Marco, e un ulteriore appezzamento in contrà del Campo del Figaro, da Pietro del fu Antonio BRANDIZIO. L’11 aprile 1567 acquistò 15 campi di terra prativa e arativa a Roveredo di Marostica. Girolamo FORNI risolve una controversia con G.B. RIGATO da Isola a motivo di una certa qualità di legname tagliato in quel di Seghe di Velo.
N. Garzaro, 2013; G. e N. Garzaro, La Voce dei Berici, 1985
Girolamo FORNI è affittuale di terreni arativi e prativi e case appartenenti a Gio. Nestore e Fulvio figli del fu Giuseppe Valmarana, situati nelle ville di Zanè, Schio, Thiene, Marano e Centrale per 5 anni. Gli abitanti del Comune di Velo elessero Girolamo FORNI il 27 febbraio 1568 a raccogliere le colte e ad agire generalmente per gli interessi della comunità; incarico riconfermato il 9 marzo 1569 con un salario di 50 ducati annui.
G. e N. Garzaro, La Voce dei Berici, 1985; N. Garzaro, 2013
Girolamo FORNI risulta membro dell’Accademia Olimpica. Aveva inoltre donato “nove teste d’imperatori antiche”. Il mercante di legname Girolamo FORNI compare in un contesto che conferma le relazioni palladiane; l’11 marzo 1569 Marcantonio ed Ottavio VALMARANA provvedono alla ripartizione dei loro beni alla presenza di Girolamo di Girolamo FORNI.
N. Garzaro, 2013; G. Zaupa, “Pallade Armata”, 2008
Alvise Nievo cedeva del terreno al prato Morando, “ultra rodiam novam apud Hieronimi a Furnis”. Il 22 gennaio 1573 si verifica la contabilità della costruzione delle Logge del palazzo della Ragione a Vicenza, i cui provveditori erano Antonio Francesco OLIVIERI e Pietro CAPRA, e qui compaiono i legnami provvisti da Girolamo FORNI.
G. Zaupa, “Sole Luna Andrea Palladio Terra e Fortuna”, 2006
Una sorella di Girolamo, Lucrezia, appare nei registri di battesimi di Montecchio Precalcino. Dai documenti contenuti nei “Summari” dell’Archivio NIEVO, risulta la parte di decima acquistata l’8 ottobre 1574 dal Co. Galeazzo NIEVO, assieme a Francesco RIGOBELLO da San Vito, dietro l’esborso di 1300 ducati annui. In pratica prendeva in affitto assieme al RIGOBELLO tutte le possessioni arative, prative, brolive e boschive con case e due parti di tre quarti della decima di Montecchio Precalcino.
N. Garzaro, 2013; G. e N. Garzaro, 1985
Il FORNI viene ricordato in un documento conservato nel registro dell’anagrafe parrocchiale il 30 marzo 1575 per la prima e unica volta come “Mr. Hieronimo depintore”, segno evidente di una certa fama come artista, già consolidata. Il 24 ottobre 1575 FORNI anticipa a nome del VITTORIA 100 ducati per la dote della nipote di quest’ultimo, Doralice, figlia di Lorenzo RUBINI, in occasione del contratto di matrimonio stipulato a Vicenza con Ottaviano RIDOLFI e alla presenza, in qualità di testimone, di Vincenzo SCAMOZZI.
G. e N. Garzaro, 1985; D. Battilotti, 2001
FORNI, SCAMOZZI e Bartolomeo RIDOLFI, probabilmente uniti da legami di solida amicizia, ingaggiano in gran segreto, il 27 settembre 1576, un barcaiolo di nome Pietro TIRAOCCHI, pagato dal FORNI, perché vada a prelevare il VITTORIA e la sua famiglia e li conduca a Vicenza, lontano dall’epidemia di peste. Secondo Zorzi il VITTORIA, durante il soggiorno vicentino, fu ospite del FORNI e per di più nella Villa di Montecchio. Zorzi sostiene che il VITTORIA, per sdebitarsi del soggiorno a Montecchio presso il FORNI, abbia eseguito anche il progetto per l’erezione della villa, nonché i quattro bassorilievi della loggia, la testa femminile a chiave dell’arco della serliana e lo stemma del proprietario nel timpano.
D. Battilotti, 2001; G. Zorzi, “Un nuovo soggiorno di Alessandro Vittoria nel vicentino”, Arte Veneta XX, 1966
Atto di presenza del FORNI il 23 aprile 1578 a Costozza in casa di Francesco TRENTO. Alla vendita del possesso trasferito a Antonio Maria RAGONA avviene presso la dimora di Francesco TRENTO, a COSTOZZA, a cui assiste Girolamo di Girolamo FORNI. Nel 1579 è documentato un atto di presenza in contrada del Pozzo Rosso in casa del notaio Marco dalla Valle, accademico olimpico.
G. Zorzi, 1966; G. Zaupa, 2008
I fratelli Giovanni e Paolo Antonio VALMARANA ripartiscono fra di loro i beni paterni. Paolo Antonio riceve la casa padronale di Vicenza e la parte reduta della casa acquistata da Giacomo dagli eredi di Giovanni Domenico FORNI. Il 10 febbraio 1581 Girolamo FORNI vende per 800 ducati a Vincenzo PIOVENE una sua casa con piccolo cortile col prospetto sul Corso a Vicenza, in contrà del Pozzo Rosso, mantenendola a suo uso per un affitto annuo di 48 ducati con possibilità di riscattarla dopo cinque anni.
G. Zaupa, “Pallade armata”, 2008; D. Battilotti, 2001
Girolamo FORNI ha il diritto di collocare il suo ritratto nella scenafronte del teatro palladiano, dove tuttora si trova, nell’attico in angolo con la versura sinistra. La sua statua è affiancata da quella di Giovan Battista TITTONI; sulla base è incisa l’iscrizione in lettere capitali HIERONI FURNIO HIER. F. Realizzazione del “Ritratto di dama”: le guide del XIX secolo ricordano che sul retro della tela era presente un’iscrizione che avrebbe riportato l’anno d’esecuzione del dipinto, il 1582, e l’età dell’effigiata, 44 anni.
D. Battilotti, 2001; Website Accademia Tadini
Girolamo FORNI, Leonardo VALMARANA e Vincenzo SCAMOZZI si incontrarono a Lisiera per questioni di architettura. Nel 1586, nella controversia tra Girolamo CALDOGNO e Sofonisba Thiene, si richiamano le citazioni relative a Girolamo dai FORNI.
G. Zaupa, “Pallade Armata”, 2008; Catastica CAPRA
Girolamo FORNI è esecutore testamentario assieme ai nobili Antonio CAPRA e Girolamo NIEVO. Nel 1590 la cifra d’estimo di Girolamo è di 2 lire e 10 soldi. Il 7 dicembre 1590 la Convicinia, in un momento di grande carestia, alienava a Girolamo FORNI circa 16 campi posti in parte nella contrà della calcara al cappo di sotto e in parte nella contrà della roza nova.
N. Garzaro, 2013; D. Battilotti, 2001
“Girolamo FORNI, merita di esser posto nel numero de Vicentini ingegni per l’eccellenza, che per beneficio della madre natura possede singularissimo in ritrarre dal naturale gli huomini, tutto ch’egli non sia di professione ne abbia atteso giammai alla pittura, con somiglianza tanta di quelli, che i ritratti suoi hanno spesso ingannato il senso visivo delle genti […] onde non fuor di ragione suole essere chiamato un altro novo Apelle […] e dilettandosi per altro molto ancora delle antichità, si trova raccolte e adunate insieme in un suo studiolo statue e figure di bronzo, di rame, di marmo e di gesso della vera effigie e pronti d’Imperatori, Re, consoli romani e altri antichi famosi huomini”.
G. Marzari, “Historia di Vicenza”, 1591
Il 2 settembre 1592, Vincenzo del fu Antonio BRANDIZIO vende a Girolamo FORNI “una pezza di terra prativa per la maggior parte et anco in poca parte arativa con morari et alcuni piedi di nogara” nella contrada del Cappo de Sotto nominata la Venezia. Il prezzo era fissato in ducati 282.2.14, valutando il terreno 65 ducati al campo. Girolamo FORNI fa da testimone al matrimonio di Ettore NIEVO con Cassandra figlia di Vincenzo BRANDIZI l’8 settembre 1592.
N. Garzaro, 2013; G. Zaupa, 2006; G. e N. Garzaro, 1985
Probabilmente a quest’anno risale il Ritratto di Isabella Thiene VALMARANA, attribuito a Girolamo FORNI, figlia primogenita di Leonardo nata nel 1574, in occasione delle nozze dell’effigiata con il co. Lodovico THIENE avvenute in quell’anno.
N. Garzaro, “I Quaderni storici di Montecchio Precalcino”, 2013
Girolamo FORNI ebbe alcune dispute processuali con Antonio Arsiero e Girolamo Arsiero, in quanto associati della fraglia cittadina dei marangoni. Girolamo FORNI ha un credito di 120 ducati nei confronti di Vicenzo del Toso e di suo figlio Lelio. Girolamo Forni fornisce legname per il completamento della costruzione di Villa la Rotonda: “Legni 5 di pè 14 de 8 et de 3” furono “tolti dal Forni”, identificabile con il noto pittore Girolamo Forni, che mercanteggiava in legname.
A. Savio, 2021; M. Saccardo, Bollettino CISA XXIV, 1987
Isabetta FORNI, moglie di Girolamo, gli restituisce la dote di 350 ducati, per la “bona et fidel compagnia che dal istesso ha sempre avuta”.
G. Zaupa, “Sole Luna Andrea Palladio Terra e Fortuna”, 2006
Il 17 aprile 1599 Nicolò NIEVO vende a Girolamo FORNI terreno sito nella contrada della Chiesa, presso la via pubblica a levante, mezzogiorno ed a monte, presso Marco e fratelli NIEVO ed in parte lo stesso Girolamo a ponente, considerata una casa di Antonio ALBANO col diritto d’acqua dalla roggia che serviva il terreno prativo.
G. Zaupa, 2006; Don Gio. Pietro Zanfardin da Montecchio Precalcino, 2000
Il 19 giugno Girolamo FORNI acquista dal vicino di casa Antonio Maria MUNARO una ruota di molino atta a macinare. Antonio e Sebastiano di Vincenzo BRANDIZIO vendono altri beni a Girolamo FORNI, nella contrada del Capo di Sotto: una casa di muratura con coppi, solaio, cortile ed orto, e un brolo di circa 6 campi con viti, gelsi ed alberi da frutta. L’acquisto comprende anche circa 2 campi prativi nella contrada del Capo di Sotto “overo della calchara”.
ASVI Francesco Cerato; G. Zaupa, 2006
Girolamo FORNI cede una colombara a Giovanni ZANVECCHIO. L’11 giugno 1601, Antonio e Sebastiano BRANDIZIO ritornavano sulla vendita dell’anno avanti e in accordo col FORNI, escludono la casa dalla compravendita, sollevando Girolamo dal riacquisto dallo ZANVECCHIO.
N. Garzaro, 2013; G. Zaupa, 2006
Il 5 ottobre 1605 muore la moglie Elisabetta, lasciandolo senza figli. Si spense a Montecchio Precalcino nella loro casa dominicale. Viene sepolta ai Carmini. Da questo momento il Forni risulta abitare al Castello “nelle case hora proprie dei signori conti Valmarana”.
N. Garzaro, “I Quaderni storici di Montecchio Precalcino”, 2013
Girolamo FORNI acquista il 22 febbraio 1607 quattro campi da Pietro ALBAN in Contrà del Grumo posta nelle pertinenze di Montecchio Precalcino e Dueville.
N. Garzaro, “I Quaderni storici di Montecchio Precalcino”, 2013
Il 10 gennaio 1610, sedici giorni prima di morire, Girolamo FORNI detta il suo testamento, nel quale dimostra di avere particolarmente a cuore la sua possessione di Montecchio e “le belle buone et honorate fabriche sopra, da lui rodota (sic) e redote nell’honorato e bel statto che si atrovano” tanto che le pone sotto stretto fideicomisso. Nomina eredi i tre figli del nipote Giovanni CERATO e ordina che sia fatto un inventario dei suoi beni sia nella casa di Vicenza che in quella di villa, alla presenza dell’amico Leonardo VALMARANA. Il 27 gennaio Girolamo FORNI muore a Vicenza. Il 1° febbraio il notaio Francesco CERATO, assistito da Gio. Alvise VALMARANA e Gio. Batta LIVIERA, stese l’inventario di tutti i beni immobili e mobili esistenti a Montecchio Precalcino.
D. Battilotti, 2001; N. Garzaro, 2013

Andrea Palladio

L’architetto · Autore di 24 ville venete · Patrimonio UNESCO

Il più influente architetto della storia occidentale. Villa Forni Cerato è la sola villa del suo corpus commissionata da un proprietario certamente ricco ma non nobile — un caso unico nell’intera opera palladiana.

Nato Andrea di Pietro della Gondola nel 1508 a Vicenza, il futuro Palladio si formò nella bottega del lapicida vicentino Giovanni di Giacomo da Porlezza. L’incontro con il nobile umanista Giangiorgio Trissino — che gli diede il nome classico Palladio — gli aprì le porte dello studio dell’antico, dei viaggi a Roma e della frequentazione dei più importanti committenti vicentini.

La paternità palladiana di Villa Forni Cerato, non attestata né smentita da alcun documento, è oggi questione pressoché chiusa nella letteratura scientifica. Favorevoli all’attribuzione: Pane, Ackerman, Puppi, Burns, Battilotti e Beltramini.

La villa si inserisce nella fase di maturità del linguaggio di Palladio: la loggia a tre arcate, il rapporto proporzionale tra avancorpo e corpo principale, i camini con piedritti a voluta scanalata poggianti su zampe di leone — tutti elementi riconducibili al corpus degli anni Cinquanta-Sessanta del Cinquecento.

«Le bellezze delle fabriche nascono dalla forma e dalla corrispondenza del tutto alle parti, e delle parti tra loro.»

I Quattro Libri dell’Architettura, 1570
Schizzo attribuito ad Andrea Palladio, 25 giugno 1562

Notarile Giovanni Maddalena, b. 458, 25 giugno 1562, Archivio di Stato di Vicenza.

Le prove dell’attribuzione

Lo schizzo del
25 giugno 1562

Un disegno a penna e inchiostro marrone, tracciato sul verso di un atto notarile, apre una delle piste più significative per la lettura palladiana di Villa Forni Cerato.

Il 25 giugno 1562 il notaio Giovanni Maddalena roga un atto su carta per Leonardo Dal Grumo. Sul verso del documento è tracciata la pianta di una villa con rustici annessi, senza alcun collegamento con il contenuto dell’atto.

Howard Burns osserva che i segni convenzionali coincidono con quelli usati da Palladio. La Fondazione VFC ha poi pubblicato uno studio sistematico: dimensioni, forometrie e assetto della casa preesistente di Forni mostrano una corrispondenza significativa; le larghezze esterne differiscono di soli 8 cm.

Leggi il quaderno dedicato

Fonti nella collezione della Fondazione

  • Muttoni F., Architettura di Andrea Palladio Vicentino, Venezia 1740–1748 — prima attribuzione a stampa a Palladio
  • Bertotti Scamozzi O., Le fabbriche e i disegni di Andrea Palladio, Vicenza 1776–1783 — primo rilievo metrico pubblicato della Villa
  • Moro M., Litografia della facciata di Villa Forni Cerato, 1847 — decori originali di Vittoria ancora in situ
  • Burns H., in Palladio, Marsilio Editori, 2008 — analisi dello schizzo del 25 giugno 1562
  • Villa Forni Cerato Foundation, Lo schizzo di Andrea Palladio per Villa Forni Cerato, Quaderno di ricerca, 26 marzo 2023

Alessandro Vittoria

Lo scultore · Allievo di Sansovino · “Cordialissimo amico” di Forni

Il più grande scultore veneto del Cinquecento. La sua presenza a Villa Forni Cerato è attestata dal testamento di Girolamo Forni e confermata dalle opere superstiti: i due camini monumentali in situ, la testa femminile in chiave d’arco, i bassorilievi della loggia.

Alessandro Vittoria nacque a Trento nel 1525 e si formò a Venezia nella bottega di Jacopo Sansovino, con il quale collaborò sino alla rottura nel 1551. Divenne il più celebre scultore della Serenissima, noto soprattutto per i busti-ritratto e per le decorazioni plastiche degli edifici di Palladio.

Il suo soggiorno vicentino del 1576–77, ospite di Girolamo Forni nella villa di Montecchio, è documentato da Zorzi. Il testamento di Forni del 1610 lo cita come “cordialissimo Amico” e parla del “ritratto di stucco” e del busto del Cardinale Bembo come opere sue da conservare.

Il 1924 segnò una perdita irreparabile: l’allora proprietario vendette i quattro bassorilievi delle Quattro Stagioni e lo stemma con le due Fame nel timpano. La Fondazione ha avviato una campagna sistematica di localizzazione delle opere disperse.

«Ordino e Prego li miei Commissarii che faccino accomodar… la mia testa e ritratto di stucco… quale come fattura del già sig. Alessandro Vittoria mio cordialissimo Amico meritano d’essere conservate.»

Testamento di Girolamo Forni, 10 gennaio 1610

Rinascita di opere scultoree legate alla Villa

Busto Imperatore Caracalla

Busto Imperatore Caracalla

Nel proprio testamento del 1610 Girolamo Forni chiede espressamente ai suoi commissari di far restaurare “la mia testa e ritratto di stucco”, opera del suo “cordialissimo Amico” Alessandro Vittoria.

Testa di Medusa

Testa di Medusa

Per lungo tempo interpretata come una Medusa, la testa posta in chiave all’arco centrale della serliana raffigura in realtà un volto di donna, con i capelli sciolti sulla fronte e legati in trecce a incorniciare il viso. L’opera è attribuita ad Alessandro Vittoria: secondo Zorzi sarebbe stata eseguita nel 1576, durante il soggiorno dello scultore a Montecchio come ospite di Girolamo Forni. È modellata in stucco, con un’anima in malta di calce e inerti grossolani, rivestita in intonaco liscio bianco e dipinta di giallo a imitazione della pietra. Fu l’unica opera dell’apparato scultoreo della facciata a non essere venduta nel 1924. Il campione di pulitura, che ha rimosso l’attacco biologico dalle pieghe dell’acconciatura e dalla fronte, ne ha restituito la plasticità e la buona fattura.

Busto L'Orientale

Busto “L’Orientale”

L’opera scultorea è testimoniata presente in Villa Forni Cerato fino al diciannovesimo secolo. Fu poi venduta a privati ed è oggi in una collezione privata.

Camino est

Camino Est

Nella stanza d’angolo est del piano nobile si conserva uno dei due camini monumentali della Villa, con piedritti a voluta scanalata poggianti su zampe di leone: un linguaggio decorativo coerente con il corpus di Alessandro Vittoria e con la sua permanenza documentata in Villa nel 1576–77.

Camino ovest

Camino Ovest

Nella stanza d’angolo ovest del piano nobile si conserva il secondo dei due camini monumentali della Villa, gemello di quello orientale per fattura e per il medesimo linguaggio decorativo coerente con il corpus di Alessandro Vittoria.

Lunetta con Nettuno — immagine 1

Lunetta con Nettuno

Nel 2024, le attività di restauro hanno permesso di scoprire un bassorilievo sopra la porta di ingresso della colombia ad ovest, che presumibilmente era stato murato intorno al 1904, notizia tramandata di padre in figlio e giunta fino a noi. L’opera rappresenta il Nettuno, il Dio dei Mari, con al suo fianco un delfino. Le parti sporgenti, la testa, il braccio sinistro e la gamba destra, sono state perdute. L’opera è probabilmente riconducibile allo stesso autore delle altre sculture presenti in villa nel sedicesimo secolo, e cioè di Alessandro Vittoria.

Relazione sfogliabile
Relazione restauro Lunetta con Nettuno
Relazione sfogliabile
Relazione Restauro Busto